ANNO 16 n° 273
No alla prescrizione
Giancarlo Gabbianelli
modello di dignitą

di ARNALDO SASSI

VITERBO - Bisogna riconoscere per onestà intellettuale che Giancarlo Gabbianelli ha dato dimostrazione ancora una volta di essere un uomo tutto d’un pezzo. E lo ha fatto venerdì scorso quando, durante l’udienza del processo Cev, nel quale è imputato di reati piuttosto gravi, ha detto chiaro e tondo che lui la prescrizione non la vuole proprio. Al contrario degli assessori della sua giunta, i quali l’hanno accettata senza muovere un dito. Ma soprattutto, al contrario di quell’esercito di parlamentari che nel corso di questi ultimi anni ci ha fatto vedere di tutto e di più pur di evitare i processi.

Lodi, lodi, lodi dunque – come direbbe Michele Guardì – a Gabbianelli, che chiede di essere processato, convinto di poter dimostrare la sua innocenza. E che consentirà anche ai viterbesi di sapere se l’amministrazione da lui diretta si macchiò di reati penali o meno.

Perché, tra le tante anomalie italiane, purtroppo c’è anche questa: che spesso i processi per i reati contro la pubblica amministrazione finiscono a tarallucci a vino e nessuno saprà mai con certezza di che pasta è fatto colui che è finito, suo malgrado, nelle maglie della Giustizia. Un vero obbrobrio istituzionale, giacché la cosa pubblica dovrebbe essere trasparente come il nylon, in tutti i suoi aspetti.

Anche qui va detto che purtroppo, la cultura dell’italiano medio è cambiata. E’ diminuita la capacità di indignarsi, o forse è subentrata la rassegnazione cronica. Del resto, abbiamo assistito in questi anni alla discussione di leggi (ex-Cirielli) e lodi (non quelle di Guardì, bensì quelli di Schifani e di Alfano) che avevano come unico obiettivo quello di tirar fuori dalle secche processuali un presidente del Consiglio che ne ha combinate di tutti i colori, arrivando a far proporre al suo partito anche l’emendamento salva-Ruby per uscire da una vicenda di infimo valore etico. Per non citare poi certe votazioni salva-casta, tra le quali spicca quella che ha impedito l’arresto del senatore De Gregorio, pagato da Berlusconi per far cadere il governo Prodi.

Di fronte a questo panorama deprimente, il gesto di Gabbianelli appare come quello di un eroe d’altri tempi. Ma chi lo conosce bene non ne è rimasto sorpreso. Perché Gabbianelli è questo, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti (che non sono pochi). Certo, non può cambiare il giudizio politico sui nove anni della sua amministrazione a palazzo dei Priori: perché il buco del Cev è stato creato quando lui era sindaco; perché il suo governo è stato caratterizzato da un costante divide et impera che ha coinvolto vasti strati della città, accuratamente selezionati tra buoni e cattivi; perché c’è stata una cronica insofferenza alle critiche – spesso scambiate per attacchi personali – sull’attività amministrativa, anche quando certe situazioni (una per tutte: Mensopoli) erano oggettivamente indifendibili.

Detto ciò, rimane il gesto con cui Gabbianelli ha riaffermato in pieno la sua dignità. Di uomo e di politico. Una dote rarissima nei politici di oggi.

 




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