

Riceviamo e pubblichiamo da il Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo
VITERBO - Ricorrendo a uno squallido, infame escamotage il ministro della difesa e il ministro degli esteri annunciano il prossimo invio di centinaia di soldati italiani in Libia, follia delle follie.
La Libia è ridotta nelle attuali tremende condizioni di guerra civile a causa della scellerata guerra mossa contro quel paese dall'Italia e da altri stati terroristi, veteroimperialisti e neocolonialisti nel 2011; inviare oggi soldati italiani in Libia in nessun modo puo' contribuire a salvare le vite, a far cessare la guerra, a ripristinare un ordinamento giuridico che possa far cessare i massacri e gli orrori e che possa evolvere in uno stato di diritto.
Inviare oggi soldati italiani in Libia è un ennesimo scellerato e insensato atto di guerra da parte di un paese che è tragicamente tra i primi responsabili della guerra e delle innumerevoli vittime che dal 2011 ad oggi essa ha mietuto e tuttora miete.
Inviare soldati italiani in Libia significa esporli con certezza all'elevatissimo pericolo di essere uccisi come a quello di uccidere, significa contribuire vieppiu' alla guerra e alle stragi, significa favoreggiare di fatto un ulteriore avvitarsi di quel conflitto, significa promuovere nuovi orrori.
Altro occorre: pace ed aiuti umanitari, sostegno diplomatico e supporto tecnico ad una soluzione negoziale dei conflitti tra gli attori politico-militari locali non terroristici che ripristini un'organizzazione statuale con piena giuridisdizione sull'intero territorio che ponga fine a tutte le uccisioni e ricostruisca le infrastrutture civili del paese a beneficio della popolazione e non di milizie stragiste e di potentati economici colonialisti e schiavisti.
L'Italia torni al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra.
L'Italia torni al rispetto del diritto alla vita di ogni essere umano.