

MONTALTO DI CASTRO – Non avrebbero mai avuto rapporto con i braccianti. Né sarebbero stati loro a gestire il lavoro nei campi, a prendere decisioni e a dare direttive. Per questo, a distanza di cinque giorni dall’arresto e dalla misura interdittiva, sono tornati in libertà i due imprenditori di Montalto di Castro, finiti nei guai all’alba dello scorso 25 aprile, perché accusati a vario titolo di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita assieme ad un 37enne di origini rumene.
''Sono fratello e sorella, titolari dell’impresa proprietaria del terreno di 5 ettari dove lavoravano i braccianti – spiega il loro avvocato Fausto Barili - ma non hanno mai avuto rapporti diretti con gli operai. Era l’altra ditta ad occuparsi della gestione del lavoro e dei dipendenti''.
E ieri mattina si sono presentati di fronte al gip Giuseppe Coniglio del tribunale di Civitavecchia per chiarire la loro posizione.
''Abbiamo dimostrato come tra le due imprese, quella dei miei assistiti e quella a gestione individuale che fa capo all’uomo di origini rumene, esistesse un regolare rapporto contrattuale: fratello e sorella hanno rispettato tutti gli impegni con lui assunti, erogando somme di denaro e, a volte, in carenza di liquidità, anche consentendogli di prendere e vendere autonomamente alcuni prodotti del raccolto. Un rapporto di tutt’altra natura rispetto a quello fittizio ipotizzato dall’accusa’’ prosegue il legale.
''In più sono stati gli stessi braccianti, ascoltati dagli inquirenti, a spiegare di non aver mai avuto contatti con i due italiani''. Che si dicono dunque estranei ad ogni accusa.
Secondo la procura del litorale romano, le due imprese avrebbero sfruttato il lavoro di una trentina di operai, costringendoli a turni massacranti sotto al sole per pochi spicci e, in alcune occasioni, sarebbero arrivati anche alle minacce. Una ricostruzione che solamente pochi giorni fa aveva fatto scattare per i due uomini gli arresti domiciliari e per la donna il divieto temporaneo di esercitare la propria attività lavorativa.
Ieri pomeriggio, a distanza di poche ore dagli interrogatori, gli imprenditori di Montalto sono tornati in libertà, su richiesta del loro avvocato.
''Ascoltati dal giudice, abbiamo avuto la possibilità di far emergere aspetti che durante le indagini purtroppo non erano venuti alla luce: fratello e sorella non sapevano quanto venissero pagati gli operai, non sapevano quanto e in che modo lavorassero. Nè dove abitassero o come arrivassero nei campi. I lavoratori hanno sempre avuto rapporti diretti solo e esclusivamente col loro titolare - commenta il difensore Barili – la revoca delle misure in tempi così stretti è per noi una grandissima soddisfazione''.