

di Fabio Tornatore

VITERBO - 'Non è un 'liberi tutti', gli agricoltori non potranno sparare liberamente ai cinghiali nel proprio terreno'. A spiegarlo è Riccardo Primi, docente di Faunistica dell'Università della Tuscia e uno dei massimi esperti sul territorio riguardo i prelievi di animali selvatici, 'per abbattere un cinghiale avvistato sul proprio terreno si dovranno avvisare i Carabinieri del CUFA, i Forestali, o i Gruppi Operativi Territoriali, ed essere coordinati dalla Polizia Provinciale'.
Dopo le polemiche, e gli entusiasmi, dei giorni scorsi, sulla possibilità per gli agricoltori di sparare ai cinghiali che invadono i loro terreni, Riccardo Primi riconduce la questione entro limiti razionali: 'Non è un'innovazione degli ultimi giorni, è possibile da anni. A normare la questione è l'art.19 della legge 157/92, e la Legge Regionali 17/95, all'art.35. Di fatto, se un agricoltore prende la licenza di caccia e frequenta dei corsi appositi, già può procedere all'abbattimento di conghiali sul proprio terreno, ma in maniera controllata: dopo il primo avvistamento avvisa il GOT di riferimento, che attiva gli appostamenti, sempre coordinati dalla Polizia Provinciale, o dai Carabinieri. Quindi non c'è la libertà di sparare appena si vede muovere un cespuglio'.