ANNO 16 n° 275
Nesbitt: ''Troppi insulti,
Viterbo addio''
L'organizzatrice difende le sue scelte per S. Pellegrino in Fiore e contrattacca

“Capisco le critiche, capisco che qualcosa possa piacere o non piacere, capisco anche che si possano deformare i fatti per colpire qualcuno. Quello che non capisco e che non accetto sono gli insulti. Per questo non metterò più piede a Viterbo”.

E’ una Lusi Nesbitt amareggiata ma battagliera come sempre, ancorché reduce dalle feroci critiche che gli sono piovute addosso nella sua veste di curatrice dell’edizione di “San Pellegrino in fiore” appena passata in archivio.

E allora, a mente fredda, proviamo a mettere in fila tutto ciò che si è detto in questi giorni.

“Sì - interrompe la Nesbitt - ma prima una cosa, la più importante: ho coinvolto in questa manifestazione alcuni giovani architetti viterbesi tra i più preparati e un giovane artista di Fabrica di Roma, Ferdinando Sciarrino, di cui sentiremo parlare a lungo. Ebbene, l’aver tarpato le ali a questi ragazzi è un peccato mortale che sta tutto sulla coscienza della città, o quantomeno su quella parte della città che ha dato credito a qualche commento strampalato senza avere neanche l’onestà intellettuale di approfondire il perché di certe scelte e poi, magari, dire anche che non gli piacevano”.

“Sono giovani che ci hanno messo l’anima - continua Lusi Nesbitt - sono risorse umane e professionali respinte che ora cercheranno i loro spazi altrove. Ecco, purtroppo, cosa produce questa città. Ed è l’unica cosa che davvero mi rammarica”.

“Certo – riprende l’organizzatrice di San Pellegrino in fiore – qualcosa abbiamo sbagliato, penso ad esempio al canneto in piazza San Pellegrino, qualcosa è stato troppo concettuale e con qualcos’altro probabilmente ci siamo spinti troppo in avanti”.

La prima obiezione che le viene fatta è che ad una manifestazione floreale mancavano proprio i protagonisti principali, cioè i fiori.

“Questo non è vero. A piazza San Carluccio abbiamo avuto un roseto con tutte le qualità di rose esistenti in Italia, in piazza della Morte c’erano varie specie di fiori bianchi, abbiamo avuto un colpo d’occhio di piante di limoni, sulla scia della tradizione legata al giardino all’italiana, come Villa Lante, Castello Ruspoli, Palazzo Farnese a Caprarola e via dicendo. Abbiamo esposto delle teche con piante tra le più pregiate. Alcune di esse nascono di un colore marrone ed altre sono nerastre, così qualcuno, senza neanche consultare le didascalie esplicative, ha detto che erano piante secche. Ma di cosa stiamo parlando?”.

“Vogliamo parlare – riprende il ciclone Nesbitt - di piazza del Comune? Mi sbaglio o quella piazza non si era mai vista così? E veniamo al labirinto. Se qualcuno pensava che dai sampietrini nascessero le siepi, beh allora… Noi avevamo sempre detto che era un labirinto disegnato, lo avevamo concepito davanti al Duomo per rappresentare in qualche modo il misticismo del Medioevo. Lo stesso avevamo fatto proponendo la grande sfera, riprendendola dalla tradizione rinascimentale come simbolo di perfezione che guarda al cielo (veniva posta sopra gli obelischi). Ma una cosa è certa: abbiamo scelto di non mettere fiori alle fontane perché le fontane viterbesi sono le più belle in assoluto e non vanno coperte. La stessa cosa abbiamo scelto di fare con le facciate dei palazzi storici e con quelle delle chiese. Volevate – chiosa ironicamente – che sulle fontane tornassero canestri, vino e caciotte?”.

E con i fiori finti come la mettiamo?

“In quello spazio abbiamo ricostruito il pergolato che un tempo era presente. Lo abbiamo fatto con il glicine ma siccome i fiori di glicine durano poche ore abbiamo pensato di non interrompere l’effetto mettendo fiori finti”.

“Comunque le chiacchiere restano tali: volevamo far risaltare il quartiere medievale ma non ci siamo riusciti, perlomeno non abbiamo avuto riscontri da una parte della città. Abbiamo peccato di presunzione con il canneto e con il filo di Galiana, che richiamavano l’antica coltivazione della canapa sul territorio e il riavvolgersi della storia. Troppo sofisticati.

Per il resto sono strasoddisfatta per gli apprezzamenti ricevuti, per il lavoro svolto, per l’impegno totale di tutta la gente che ha lavorato e ci ha creduto, compreso il Comune di Viterbo, anche perché abbiamo avuto a disposizione tempi veramente molto stretti. L’unica amarezza, lo ripeto, la mancanza di rispetto verso talenti giovani viterbesi”.

“Cos’altro rispondere alle critiche? – conclude la Nesbitt scagliando un’altra freccia – Hanno fatto tutto certi viterbesi: si sono fatti una domanda e si sono dati una risposta quando si sono fregati i carciofi destinati alle suore di clausura…”.




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