ANNO 16 n° 272
''Nella Tuscia fotovoltaico ed eolico proliferano senza alcuna pianificazione''
La Soprintendenza: ''Inascoltate dagli enti competenti le segnalazioni sulla necessitą di programmare''

 

VITERBO - ''Tutta la parte dell’Alta Tuscia, quasi l’intera provincia di Viterbo, è stata interessata nell’ultimo anno dall’attivazione di un cospicuo numero di procedimenti autorizzatori relativi a impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di grande impatto, sia fotovoltaici a terra che aerogeneratori, opere che stanno progressivamente proliferando in maniera del tutto incontrollata e avulsa da ogni forma di programmazione e pianificazione. Il continuo aumento di tali richieste ha comportato, inoltre un aggravio procedurale per questa Soprintendenza, che segue l’assecondarsi degli innumerevoli procedimenti con impegno e fatica crescenti''.

E’ quanto si legge in una comunicazione firmata dalla Soprintendente ai beni culturali, l’architetto Margherita Eichberg, indirizzata alla Provincia di Viterbo in risposta alla nota di indizione della conferenza dei servizi per l’installazione di una pala eolica tra il comune di Bagnoregio e quello di Montefiascone. Il progetto ha ottenuto l'autorizzazione il 22 febbraio e insieme ad altri simili in fase di approvazione andrebbe a costituire nella zona un parco eolico - questa la tesi di comitati e associazioni ambientaliste - con un impatto molto pesante sul territorio. Sulla vicenda nei giorni scorsi il Ministero della Transizione ecologica ha chiesto informazioni alla Regione (la Provincia di Viterbo si trova a gestire questi procedimenti in subdelega) poiché ''codesti impianti potrebbero interessare vari siti Natura 2000, tra cui la Zps/Zsc Calanchi di Civita di Bagnoregio, la Zps/Zsc Monti Vulsini e la Zsc Lago di Bolsena, con conseguenti possibili ricadute sugli habitat ivi presenti e con possibili effetti cumulativi''.

La lettera di Eichberg è agli atti del procedimento: ''Come documentato da diversi pareri agli atti d’Ufficio – vi si legge - già un decennio fa, con l’avvio della prima ondata di progetti Fer nell’Alta Tuscia, questo ministero aveva segnalato agli enti competenti la necessità impellente di un’adeguata programmazione finalizzata a organizzare la distribuzione di questi impianti sul territorio, coerentemente alle buone logiche di tutela e valorizzazione. Com’è noto, tali segnalazioni, rimaste inascoltate, hanno indotto questo ministero ad improntare la valutazione della gran mole di nuove istanze secondo criteri di estrema cautela, con il diniego avverso numerosi progetti e con il conseguente avvio di procedure oppositive, al fine di stimolare gli Enti e le altre amministrazioni coinvolte ad adottare opportuni provvedimenti''.

La comunicazione entra poi nello specifico del progetto, spiegando che ''questa parte dell’alta Tuscia costituisce una porzione sostanzialmente integra dal punto di vista paesaggistico, ricompresa tra la conca del lago di Bolsena ad ovest e la valle di Civita di Bagnoregio'' e che ''l’intero ambito ricompreso tra le due aree ancorché sprovvisto di una dichiarazione di notevole interesse pubblico, presenta forti qualità paesaggistiche definite dalla fusione tra i dolci caratteri naturali dei luoghi e la scansione propria del paesaggio agro-silvo-pastorale''. La Soprintendenza fa presente infine che la località ''pur non essendo sino ad oggi interessata da provvedimenti di tutela, è ben nota alla bibliografia scientifica''.

Tra i soggetti chiamati a esprimersi su questo progetto, si sono detti contrari in due: il Comune di Bagnoregio, sul cui territorio ricadrà l’impianto, e la stessa Soprintendenza. Ma la Conferenza dei servizi ha considerato che ''i pareri espressamente positivi complessivamente consentono di esprimere un giudizio positivo con prescrizioni alla realizzazione e all'esercizio dell'intervento in esame''. Così riporta la determina provinciale, aggiungendo che ''in assenza di vincolo sulle aree di progetto il parere del Mibact è da ritenere non vincolante''.




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