ANNO 16 n° 274
Terme dei Papi
Nel 2017 il “big bang” delle acque
Scade la concessione al Comune e tutto torna nelle mani della Regione Lazio

di Roberto Pomi

VITERBO – Il far west del termalismo viterbese, con le sue battaglie infinite nelle aule giudiziarie, è destinato a finire nel 2017. Anno della scadenza della concessione mineraria trentennale che la Regione Lazio ha affidato al Comune di Viterbo. Correva infatti l’anno 1987, tre ere geologiche fa, quando la Regione Lazio firmava la concessione a Palazzo dei Priori dell’acqua del Bulicame.

Concessione vaga, senza una indicazione specifica sul numero di litri al secondo da emungere dalle preziose sorgenti. Erano quelli anche gli ultimi anni delle gloriose Terme Inps, concessionarie dirette della Regione.

Da quel giorno di acqua ne è passata dentro i pozzi e il termalismo viterbese è diventato una vera e propria giungla. Le ex Inps sono state lasciate completamente a secco, ed è questa la vera ragione per cui non sembrano avere un futuro. In compenso Terme dei Papi utilizza circa metà di tutta l’acqua disponibile nei tremila ettari del bacino acquifero etrusco.

Questo in virtù proprio della subconcessione affidata dal Comune di Viterbo. Il totale massimo di acqua termale a disposizione - secondo quanto stabilito dal ''vangelo'' secondo il geologo Vincenzo Piscopo, studio di riferimento della Pisana – è di 100 litri al secondo, anche se in realtà si consiglia di considerarne 80.

La fotografia delle diverse sorgenti e pozzi traccia questo quadro: 3 litri al secondo a testa tra piscine Carletti, pozzo San Valentino, ex Oasi, agriturismo nella zona del Bacucco, Bagnaccio (per un totale di 15 litri). Il Bullicame vero e proprio ha a disposizione 10 litri, le Zitelle altri 10, la Free Time (concessionaria diretta della Regione) ulteriori 10. La somma dei pozzi a disposizione di Terme dei Papi (pozzetto, Santa Caterina e una quota del Bullicame) comporta circa 40 litri al secondo. Ergo, non ci sarebbe spazio per l’ingresso di nessun altro imprenditore, con i sogni di gloria di vedere realizzata una città termale che, con i numeri appena illustrati, non avrebbe alcuna possibilità di essere realizzata.

Ma proprio lo scadere della concessione del Comune, che a sua volta ha dato la subconcessione ai Sensi, è destinato ad avere effetti rilevanti sull'attuale situazione.

A Roma infatti vedrebbero con grande fastidio quanto si verifica a Viterbo e sarebbero intenzionati a scrivere la parola fine. Scadendo la concessione avrebbero intenzione di gestire la faccenda diversamente, ossia rilasciando una nuova concessione a Palazzo dei Priori ma vincolandola in maniera precisa.

Non più assenza di paletti ma margini fissati in modo netto e funzionali a far nascere diversi gestori del servizio. Ecco che così si avrebbero le condizioni per la rinascita delle ex Terme Inps. Insomma il far west di questi anni ha i giorni contati e dal ''big bang'' regionale è destinata a nascere la città termale di cui tanto, e a vuoto, si è parlato in questi ultimi decenni.




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