ANNO 16 n° 275
Nashi, la pera che sembra una mela
Rubrica 'L'agronomo con il carrello' a cura di Donato Ferrucci e Nicolò Passeri

Nashi, in giapponese, significa semplicemente “pera”. Il nome è esotico, il frutto anche, almeno a prima vista. Rotondo, compatto, con la buccia giallo-bronzata e una forma che ricorda più una mela che una pera, il nashi incuriosisce perché sembra familiare e diverso nello stesso momento. Botanicamente, però, non ci sono dubbi: è una pera asiatica. Nashi

La sua storia parte dalla Cina, dove viene coltivato da oltre tremila anni. Da lì si è diffuso in gran parte dell’Asia orientale e soprattutto in Giappone, dove il nome nashi è diventato sinonimo stesso di pera. Nashi Nel tempo è arrivato anche in Europa e in Italia, dove resta una presenza più discreta rispetto alle pere tradizionali, ma ormai non è raro trovarlo nei reparti ortofrutta.

Il vero tratto distintivo si scopre però al primo morso. La polpa è chiara, croccante, molto succosa e leggermente granulosa. Ha la freschezza della pera, ma una consistenza più soda, che può ricordare quella della mela. Il gusto è delicato, dolce, mai troppo invadente, con sensazioni che possono richiamare anche melone, cocomero o mela cotogna. Nashi

È proprio questa combinazione a renderlo particolare. Esternamente sembra quasi compatto e severo, mentre all’interno è fresco, acquoso e leggero. Il nashi contiene infatti molta acqua ed è apprezzato soprattutto per la sensazione dissetante. Apporta anche fibre e diversi sali minerali. Nashi Per questo si presta bene al consumo fresco, da solo oppure nelle macedonie, dove la consistenza croccante aiuta a mantenerlo piacevole anche dopo il taglio.

Anche in campo non è poi così lontano dai frutteti che conosciamo. È una pianta rustica e vigorosa, coltivabile in ambienti adatti al pero. Il punto più delicato è la fioritura precoce, che può renderla sensibile alle gelate primaverili. Nashi La gestione della produzione è importante soprattutto per ottenere frutti regolari, ben formati e di pezzatura uniforme. Nashi

Quando si acquista un nashi, meglio scegliere frutti integri, sodi e pesanti rispetto alle dimensioni. Il colore può cambiare in funzione della varietà e quindi non è sempre il miglior indicatore di maturazione. Più utile è verificare che la buccia sia senza ammaccature e che il frutto mantenga una buona consistenza. Una volta maturo, può essere conservato per qualche giorno in frigorifero, soprattutto se si vuole preservarne croccantezza e freschezza.

Il nashi non è quindi una “mela-pera”, anche se il soprannome gli calza bene. È una pera con un modo tutto suo di essere pera: più rotonda, più croccante, molto succosa e decisamente meno prevedibile.




Facebook Twitter Rss