


VITERBO - (rvtn) È stato presentato ieri pomeriggio, al complesso della Trinità, il libro ''Moro, il caso non è chiuso: la verità non detta'', edizioni Lindau, scritto a quattro mani da Giuseppe Fioroni e dalla giornalista Maria Antonietta Calabrò.
L'opera traduce ''in bella copia'' l'ultima relazione della commissione parlamentare d'indagine che è stata presieduta dall'ex ministro dell'istruzione e che portato alle luce fatti nuovi e inquietanti sul rapimento e l'uccisione del presidente della Democrazia Cristiana.
Presenti in sala Mendel il prefetto Giovanni Bruno, il presidente della Provincia Pietro Nocchi, il comandante dei carabinieri Giuseppe Palma, il comandante della Guardia di Finanza Giuseppe Colella e quello dei vigili del fuoco Giuseppe Paduano. C'è anche il pm Massimiliano Siddi. Il sostituto procuratore ha partecipato come collaboratore alle indagini della commissione.

Tra il pubblico, numeroso nonostante l'ora, il giorno e il caldo anche il sindaco Giovanni Arena che ha seguito ''il lavoro svolto in maniera encomiabile da Giuseppe Fioroni. I documenti – dice – hanno rilevato delle situazioni finora nascoste e anche tentativi di depistaggio. Ci sono forti pressioni per fare in modo che determinate verità non vengano mai a galla''.
Protagonisti dell'evento Fioroni – alla sua prima uscita pubblica a Viterbo dopo il voto del 4 marzo – e Graziano Delrio, capogruppo Dem alla Camera dei Deputati.
''Aldo Moro è stato ucciso perché era un esponente della Democrazia Cristiana – si domanda l'onorevole – o perché era un uomo che cercava di portare una cultura democratica nelle istituzioni?''
''Il vero problema – dice Delrio – è stato questo suo tentativo di renderle più 'solide'. Moro aveva la percezione della debolezza della democrazia italiana perché la vedeva dall'interno, sapeva quello che succedeva nelle stanze segrete degli apparati dello stato. Vedeva un dialogo non trasparente tra alcuni suoi pezzi e le potenze straniere dell'est e dell'ovest. Un problema che preoccupava le Brigate Rosse e forse qualcun'altro che ha partecipato al disegno diabolico del sequestro e dell'uccisione''.
Il capogruppo Dem nel corso del suo intervento ha ricordato l'importanza e l'attualità della figura di Aldo Moro e ha messo in guardia da quelle ''sirene che tentano di eludere la fatica della democrazia e del dialogo''.

Giuseppe Fioroni ha sottolineato invece il lavoro della commissione ''durato quattro anni, con un budget di 35mila euro e una quarantina di consulenti che hanno lavorato gratuitamente'' e ha spiegato il perché del suo libro: ''Dopo le commemorazioni del centenario, a quarant'anni dal rapimento e della morte, ci siamo accorti che c'è una fortissima resistenza che tende a raccontare sempre la stessa storia e a non cambiare mai spartito. Ritengo che continuare a ripetere agli italiani delle cose non vere sia un grave danno per il nostro Paese''.
''Luigi Di Maio – aggiunge – dopo una puntata di Porta a Porta mi ha mandato un messaggio: tutti quelli che hanno intenzione di entrare nella terza repubblica si devono mettere in testa che ci entrano soltanto se si chiudono i capitoli in sospeso della prima''.

L'ex ministro dell'istruzione è ''in tour'' per presentare la sua opera: ''Oggi di martedì pomeriggio, di luglio, a Viterbo. Qualche giorno fa sono stato a Orvieto, Loreto e ad Ancona. Il bello è che parlare di Aldo Moro e della sua politica riempie le sale, di giovani e meno giovani. A 40 anni di distanza suscita ancora passione e partecipazione''.
''Moro è stato rapito e ammazzato – afferma Fioroni – per quello che stava facendo, il compromesso storico. La sua morte è un danno che paghiamo ancora oggi. Aveva già capito la distanza che cominciava ad esserci tra gli italiani e la politica. Se fosse vivo e vedesse le percentuali di affluenza di oggi si suiciderebbe''.