

MONTEFIASCONE – Ricordare non è soltanto un atto formale, ma un esercizio di consapevolezza collettiva. L'Istituto universitario IPU di Montefiascone ha ospitato un incontro per commemorare le vittime della Shoah e le persecuzioni del Novecento, e per parlare del valore del ricordo.

Nonostante la giornata della memoria sia caduta quest'anno il 27 gennaio, l'incontro è stato pensato come momento di riflessione e dialogo. centrale la presentazione del volume “Febbre dal passato. Trieste 1972” del professor Gianni Bosi. Attraverso la forma del romanzo, l’autore intreccia indagine poliziesca e memoria storica, riportando l’attenzione sugli eventi legati alle Beazioni di Trieste e sul peso che il passato continua ad avere nel presente.
Al centro dell’incontro, tuttavia, non solo la narrazione letteraria, ma una riflessione più ampia sul significato stesso della memoria. A guidarla è stato il professor Pietro Grassi, docente di psicologia sociale, che ha scelto di partire da suggestioni letterarie: da Marcel Proust e la madeleine come detonatore del ricordo, a Charles Baudelaire e il tempo che scorre incessante, fino a Luigi Pirandello e alla coscienza capace di sospendere la percezione del tempo.
“La memoria non è un semplice archivio ma un processo che misura chi siamo: siamo ciò che abbiamo vissuto, ciò che abbiamo amato, ciò che ricordiamo”. Un passaggio che ha aperto un capitolo sul delicato equilibrio tra ricordo e dolore, tra la necessità di custodire la verità storica e quella di non restare prigionieri del trauma.
Nel corso dell’incontro sono emerse testimonianze personali e richiami a figure come Primo Levi, simbolo di una memoria che salva ma che può anche pesare profondamente. Alla fine, il messaggio più importante rimane quello più semplice: coltivare spazi di dialogo, praticare l’ascolto, costruire comunità capaci di affrontare il passato senza restarne schiacciate.