

VITERBO - “La mia lettera aperta al ministro dell’istruzione Francesco Profumo non era una dichiarazione di guerra alla Provincia di Viterbo ma era un modo per sollevare le coscienze sul tema dell’assistente alla comunicazione il cui l’obiettivo mira all’integrazione scolastica per tutti gli studenti sordi”. E’ quanto ha dichiarato Federica Miralli, presidente dell’Ente Nazionale Sordi Sezione Provinciale di Viterbo, in risposta alle dichiarazioni dei giorni scorsi dell’assessore provinciale alle politiche sociali Paolo Bianchini, che aveva sostenuto come il servizio non sia di competenza di Palazzo Gentili.
“L’anno scolastico è iniziato ed io, in qualità di presidente dell’Ente nazionale sordi di Viterbo, ho l’obbligo morale di tutelare e rispondere agli alunni che chiedono che sia riconosciuto un loro diritto, a prescindere dal grado scolastico frequentato – ha proseguito Miralli -. L’assessore cita la legge regionale 14 del 1999, io specifico che proprio questa legge conferma che le funzioni e i compiti amministrativi concernenti l’assistenza agli alunni sordi sono di competenza delle Province”.
“Per il resto ringrazio comunque Bianchini e il suo staff per la sensibilità e collaborazione che ci hanno sempre mostrato – ha concluso MIralli -, ma purtroppo io devo guardare anche cosa manca ancora da fare e cioè qualcosa di concreto per l’integrazione scolastica per tutti gli alunni sordi”.
Intanto la presidente dell’Ens Viterbo incassa il sostegno dei genitori dei ragazzi che soffrono di questa patologia. “Sono veramente amareggiata da quanto ho letto – ha commentato Daniela Sardi, madre di un bambino sordo -. Adesso mi chiedo cosa devo fare? Veramente non ho più idee su come ottenere l'assistente alla comunicazione. Ma è possibile che soltanto nella nostra provincia devono esistere queste situazioni? Perché mio figlio deve essere considerato di serie B? Perché la Provincia deve ledere un suo diritto? Con quale cognizione di causa? Non si può giustificare tutto dicendo che non ci sono fondi. Hanno forse deciso che non vale la pena investire sul futuro di un bambino sordo?”.
“Tutti noi – ha aggiunto Daniela Sardi –, come nucleo familiare, investiamo tanto, forse tutto su nostro figlio, ci crediamo, come crediamo nell'altra figlia udente e di certo non sarà la Provincia di Viterbo a fermarci”.