ANNO 16 n° 276
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Ministro Profumo elogia
l'ateneo della Tuscia:
''Non lesineremo aiuti''
Visita a Viterbo per la consegna
degli attestati di ricerca ai dottorandi

di Domenico Savino

''L’università della Tuscia è l’esempio di come il concetto di autonomia degli Atenei si sia sviluppato tanto da creare una profonda sinergia con il territorio''. Il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Francesco Profumo ha fatto visita all’università viterbese. L’occasione era la premiazione dei dottorandi che hanno ricevuto l’attestato di ricerca.

Nell’auditorium del rettorato di Santa Maria in Gradi il titolare del dicastero di viale Trastevere ha parlato dell’importanza dell’autonomia del sistema universitario, della necessità che dagli atenei escano giovani cittadini italiani che si sappiano confrontare con le sfide che impone l’Unione europea in termini di globalizzazione, del concetto di diritto allo studio in termini di welfare dello studente: trasferire risorse affinché gli studenti italiano diventino cittadini migliori perfettamente integrati nel contesto internazionale. Al ministro è stato consegnato dal rettore Marco Mancini il sigillo dell’Università della Tuscia vergato dei colori giallo e blu che caratterizzano la città di Viterbo.

Oltre mezz’ora di discorso ad una platea formata da docenti universitari, presidi dei singoli dipartimenti, dirigenti scolastici di Viterbo e provincia. Tocca tre punti fondamentali Profumo: l’autonomia come strumento di competitività dell’università, l’eccellenza dell’ateneo viterbese nell’aver colto i passi principali della riforma e la possibilità del ministero di ''non lesinare risorse a favore dello sviluppo dell’Università della Tuscia'', l’esigenza di riservare sempre più risorse agli studenti, vero e proprio motore del sistema formativo.

''Lo spirito della riforma Ruberti del 1989 riguardava l’autonomia – attacca Profumo – che si snodava in una serie di parametri reclutamento, economico, finanziario e statutario. Ogni università ha le sue peculiarità che la distinguono da tutte le altre. Tutto questo significa competitività, offrire servizi di qualità agli studenti e porli al centro del sistema formativo perché vivano una vita serena e il loro ingresso nel mondo del lavoro sia facilitato''. 

Il ministro arriva al cuore del suo discorso: l’università deve formare cittadini  e cittadine, non solo italiani, ma europei: ''In un contesto globalizzato è importante che questo processo culturale avvenga ancor prima di una disposizione legislativa. Il sistema universitario italiano ha già carpito questa esigenza che è un bene comune intangibile. E in tutto questo l’università della Tuscia è un patrimonio da tutelare''.

Ad avviso di Profumo per essere al pari con gli altri paesi europei l’Italia deve lavorare su sei punti: ''La valorizzazione delle capacità di ogni studente  al fine di favorire un eguale sviluppo delle conoscenze intellettive, trasferire i nostri allievi all’estero e favorire l’arrivo di studenti stranieri in Italia, semplificazione amministrativa, un sistema di valutazione che permetta di analizzare prima noi stessi e poi gli altri, la trasparenza e la conoscenza dei tempi e  della possibilità di anticipare l’evoluzione storica ed economica''.

In questo contesto l’ateneo della Tuscia è perfettamente integrato: ''Perché sono state messe le persone giuste al posto giusto, in Italia bisogna favorire la rivalutazione delle competenze così come avviene all’Università della Tuscia''. Poi la promessa: ''So che avete bisogno di aiuti e da parte mia ci sarà grande attenzione affinché questo avvenga''.

Infine il concetto di welfare dello studente: ''Abbiamo la responsabilità di creare figure professionali capaci di competere sul mercato: stare in classe non serve più, ma per far questo servono risorse. A tal proposito la conferenza stato regioni si è impegnata a trasferire il 40% delle risorse statali per il diritto allo studio. Il trasferimento è importante per permettere agli studenti di diventare i cittadini migliori del futuro''.

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