ANNO 16 n° 280
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Migranti, a Viterbo il nuovo protocollo sociosanitario: visite entro 24 ore e assistenza nelle Case di comunitą
Prefettura, Questura e Asl di Viterbo firmano un accordo per uniformare le procedure di accoglienza, screening e assistenza

VITERBO – Visite sanitarie più tempestive, percorsi uniformi e una rete di assistenza distribuita sul territorio. È stato presentato a Viterbo il nuovo Protocollo operativo per l’accoglienza in ambito sociosanitario della popolazione migrante, sottoscritto da Prefettura, Questura e Asl di Viterbo.

A firmare l’accordo sono stati il prefetto Sergio Pomponio, il questore Giorgio Di Munno e il direttore generale della Asl Egisto Bianconi, alla presenza della direttrice sanitaria dell’azienda sanitaria viterbese Assunta De Luca. L'obiettivo è mettere a sistema i percorsi già esistenti, aggiornandoli alla luce delle nuove disposizioni europee e uniformando le procedure per garantire una risposta sanitaria più rapida ai migranti e ai richiedenti protezione internazionale.

«Questo protocollo fa sintesi di documenti sottoscritti precedentemente ma separatamente», ha spiegato Pomponio, evidenziando gli aspetti innovativi legati anche all’entrata in vigore delle nuove norme europee. Il documento, ha aggiunto, punta contemporaneamente alla tutela della salute delle persone migranti in condizioni di vulnerabilità e alla salvaguardia della salute pubblica, attraverso controlli sanitari tempestivi e l’individuazione precoce di eventuali criticità.

Arrivi in calo del 44,4%

Durante la presentazione sono stati illustrati anche i dati relativi agli arrivi nella Tuscia. Tra gennaio e giugno 2025 sono state registrate 135 persone, mentre nello stesso periodo del 2026 gli arrivi sono stati 75, con una diminuzione del 44,4%.

La contrazione è particolarmente evidente nel secondo trimestre: tra aprile e giugno 2025 erano state registrate 118 persone, contro le 54 dello stesso periodo del 2026. Nel primo trimestre, invece, il dato è passato da 17 a 21 persone.

Nei primi sei mesi del 2026 sono state inoltre 24 le donne tra le 75 persone complessivamente arrivate. A livello provinciale, nel 2025 la Questura di Viterbo ha gestito 1.031 domande di protezione internazionale.

Secondo il prefetto Pomponio, a fronte della diminuzione complessiva degli arrivi si registra però una crescita della quota di persone che presentano situazioni di vulnerabilità psichica e psicologica, fenomeno che può riguardare anche giovani e minori.

Il nuovo percorso sanitario

La direttrice sanitaria Assunta De Luca ha illustrato nel dettaglio il funzionamento del protocollo, che riguarda diverse categorie: dai migranti inseriti nei canali ordinari di accoglienza alle persone che si presentano spontaneamente agli uffici di polizia per chiedere protezione internazionale, fino agli stranieri in posizione irregolare intercettati dalle forze dell’ordine e destinati a eventuali procedure di rimpatrio.

Il primo obiettivo è l'individuazione precoce di patologie fisiche, condizioni di disagio psicologico e situazioni che richiedono specifiche misure di tutela, come la gravidanza o la minore età. Il percorso prevede inoltre l'accesso alle cure essenziali e l'eventuale rilascio del codice STP, Straniero Temporaneamente Presente, che consente di usufruire delle cure urgenti ed essenziali.

La prima valutazione sanitaria dovrà avvenire indicativamente entro 24 ore e comunque non oltre le 72 ore, in relazione alle necessità del singolo caso.

L'assistenza si sposta nelle Case di comunità

Una delle principali novità riguarda l'organizzazione territoriale dell'assistenza. Fino al 30 settembre era attivo l'ambulatorio dedicato alla popolazione migrante presso la Cittadella della Salute di Viterbo.

Dal primo ottobre, il servizio è stato invece distribuito negli ambulatori di prossimità delle Case di comunità hub di Tarquinia, Montefiascone, Ronciglione e Viterbo. La rete è operativa tutti i giorni della settimana e consente di avvicinare l'assistenza ai diversi territori.

Le richieste vengono inoltre centralizzate attraverso la Centrale operativa territoriale della Asl, che può indirizzare i singoli casi verso il punto di erogazione più appropriato. In presenza di situazioni urgenti possono essere attivati anche ulteriori servizi sanitari, compresa la continuità assistenziale.

Il nuovo modello punta quindi a superare la precedente organizzazione basata su un unico ambulatorio, creando una rete territoriale più capillare.

Un protocollo rivolto anche agli stranieri irregolari

Il documento integra e aggiorna i precedenti accordi sottoscritti separatamente tra le istituzioni e introduce anche un percorso specifico per gli arrivi non ordinari segnalati dalla Questura.

Per gli stranieri presenti irregolarmente sul territorio e intercettati dalle forze dell'ordine, il protocollo prevede procedure di screening sanitario collegate alle attività di identificazione e agli eventuali provvedimenti di allontanamento. La Questura ha sottolineato la necessità di rendere operative le nuove disposizioni europee attraverso un coordinamento concreto con i servizi sanitari.

Il questore Di Munno ha definito il protocollo «uno strumento imprescindibile per operare concretamente», mentre il direttore generale della Asl Egisto Bianconi ha indicato nella risposta unitaria delle istituzioni uno dei principali valori dell'accordo.

Al centro la dignità della persona

Oltre agli aspetti organizzativi e sanitari, il protocollo pone attenzione anche alla dimensione dell'accoglienza. Tra gli obiettivi indicati figurano il rispetto della dignità personale, l'assenza di discriminazioni, la considerazione degli aspetti culturali e religiosi e l'individuazione di eventuali segnali di abuso, tratta o sfruttamento.

Prefettura, Questura e Asl hanno sottolineato l'importanza della collaborazione tra le istituzioni, con l'intenzione di rafforzare ulteriormente il confronto anche attraverso il Consiglio territoriale per l'immigrazione, coinvolgendo gli altri soggetti istituzionali e sociali del territorio.

L'accordo punta dunque a costruire un sistema nel quale accoglienza, sicurezza e tutela sanitaria possano essere gestite attraverso procedure condivise, garantendo una presa in carico più tempestiva delle persone migranti e delle eventuali situazioni di vulnerabilità.




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