

“La Regione Lazio deve chiarire una volta per tutte quante risorse metterà a disposizione della Talete; la società, da parte sua deve assolutamente presentare un nuovo e credibile piano industriale alla conferenza dei sindaci”.
Queste, secondo il presidente della Provincia Marcello Meroi, le prime due mosse che è indispensabile compiere per salvare la Talete dal definitivo declino. Le due proposte sono state lanciate da Meroi in veste di presidente dell’Ato (Ambito territoriale ottimale Viterbo-Lazio Nord, durante la riunione dei soci riunita per discutere e approvare il bilancio 2010.
Ad avviso di Meroi, che per la verità sull’efficacia della Talete è sempre stato più che scettico, la situazione in cui è venuta a trovarsi la società incaricata di gestire il ciclo completo delle acque, dalla captazione alla depurazione, dimostra che la politica ha fallito. Solo così si spiega perché circa il 50% dei comuni non sono ancora entrati nella Spa e alcuni che lo hanno fatto danno sempre maggiori segni di pentimento. Quindi, “serve un immediato cambio di passo’’, che passa appunto nelle due proposte iniziali.
Dopo il duro intervento di Meroi, l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2010, che presenta un utile netto di 41mila euro.
Di seguito l'intervento del presidente Meroi:
“Se vogliamo davvero che la Talete continui a gestire il ciclo delle risorse idriche dobbiamo cambiare passo, serve una svolta radicale.
Dobbiamo avere il coraggio e la forza di ammettere che fino ad oggi la politica, intesa in senso istituzionale, ha fallito. Perché non è possibile che, dopo dieci anni, oltre la metà dei comuni sia ancora fuori da Talete. Servono azioni strategiche e un completo cambio di passo.
Innanzitutto è necessario un chiarimento definitivo con la Regione per capire se c’è la disponibilità a finanziare questa struttura nelle more di una rivalutazione normativa. In secondo luogo c’è’ la necessità assoluta che Talete presenti quanto prima alla conferenza dei sindaci un nuovo piano industriale. E’ su questi due punti che la politica è chiamata a lavorare per traghettare all’interno della società i comuni che oggi non vogliono entrare. Non si può più pensare di risolvere il problema soltanto attraverso il commissariamento per tutti. Anche perché, in queste condizioni economiche del soggetto gestore, troppi primi cittadini non ritengono opportuno, né vantaggioso, cedere il servizio idrico.
Da parte della Talete riscontro da anni un comportamento contraddittorio, sebbene non imputabile all’attuale consiglio d’amministrazione. Mentre da un lato si lamenta il mancato ingresso dei comuni, dall’altro si sono chiuse le porte in faccia ad altri comuni che chiedevano di entrare, ma presentavano delle criticità. Anche qui bisogna essere chiari. La legge stabilisce che il gestore deve prendere in carico i servizi di tutti i comuni presenti in quell’Ato. Non sta scritto da nessuna parte che se quel comune ha dei problemi, il gestore ha la facoltà di rifiutarsi di ottemperare ad un obbligo normativo.
L’Unione Province italiane ha approvato all’unanimità un documento contenente una proposta di riforma che prevede il passaggio dei poteri degli Ato alle province, restituendo ai comuni un ruolo da protagonista nella gestione del servizio idrico sul proprio territorio.
Il collegio dei revisori della Provincia ha evidenziato la necessità di trasferire queste funzioni alla segreteria tecnico operativa in quanto, essendo l’organo di controllo, ossia la conferenza dei sindaci, composto dagli stessi soci di Talete ci si trova nell’assurda situazione in cui i controllori controllano se stessi. Valutazione che peraltro l’Amministrazione provinciale aveva già messo in rilievo e per la quale si era già attivata per la conseguente e doverosa modifica statutaria''.