

VITERBO – Una medaglia d’argento e una croce di bronzo, a due soldati valorosi, e viterbesi. Onoreficenze prestigiose, assegnate dal presidente della Repubblica su proposta del ministro della Difesa, a due sottufficiali nati a Viterbo e protagonisti di atti di coraggio in azione, durante la missione di pace in Afghanistan.
Gli episodi risalgono al febbraio del 2011, mentre la firma di Giorgio Napolitano sul decrreto di conferimento è del 31 dicembre 2012, e la comunicazione ufficiale è arrivata al Comune di Viterbo adesso, che l’ha subito pubblicata – giustamente – sull’albo pretorio, proprio all’inizio del mese, in concomitanza della festa delle Forze Armate.
Ma torniamo indietro al febbraio 2011, all’inverno afghano, l’inverno di quella che non si può chiamare guerra, perché sarebbe politicamente scorretto, ma che comunque i nostri militari affrontano con impegno e generosità uniche, e riconisciute anche dalla stessa popolazione locale, oltre che dagli alleati internazionali. Siamo a Khak-E Safid, distretto della provincia di Farah. Qui il sottotenente degli alpini Leonardo Piga, nato a Viterbo l’8 settembre 1980, ha avuto la sua medaglia d’argento. E basta leggere la motivazione per rendersi conto del suo coraggio: ‘’Comandante di un'aliquota di incursori, con mirabile sprezzo del pericolo e a rischio della propria vita, intraprendeva un'ardita azione di fuoco che permetteva la definitiva neutralizzazione di un nucleo di insorti, consentendo la salvaguardia dell'incolumita' del proprio personale e dei civili afghani presenti nell'area d'azione. Splendida figura di ufficiale – conclude la motivazione ufficiale firmata dal presidente della Repubblica - che dimostrava indomito coraggio, straordinario senso del dovere e pregevoli doti umane e di soldato’’.
Ora vale la pena spiegare che le medaglie d’oro e d’argenti vengono consegnate a coloro che hanno dimostrato coraggio e perizia in condizioni particolarmente difficile. ‘’Esponendo – spiega lo stesso Quirinale – la propria vita a rischio per salvare una o più persone’’.
Altrettanto significativo il comportamento del sottufficiale Yari Cipriani: ‘’Sottufficiale incursore, splendido esempio di alto senso del dovere, limpido coraggio e ammirevole altruismo, durante una importante operazione di ricerca di un elemento di spicco dell'insurrezione, veniva fatto improvvisamente oggetto di intenso e prolungato tiro nemico – si legge nella motivazione - Incurante della propria incolumità, copriva con il fuoco il movimento dei propri dipendenti verso una posizione sicura, portando altresi al riparo numerosi civili e preservandone così l'integrità fisica’’. Per questo Cipriani – nato a Viterbo il 6 aprile 1979 - si è guadagnato la croce di bronzo. Un’onorificenza che ricompensa ‘’il concorso particolarmente intelligente, ardito ed efficace a imprese e studi di segnalata importanza, volti allo sviluppo e al progresso dell'Esercito italiano, da cui sono derivati a quest'ultimo spiccato lustro e decoro’’.
Ma al di là di tutto, questi viterbesi hanno fatto il loro dovere di soldati dell’Esercito italiano, in missione a migliaia di chilometri da casa, con la bandiera sempre nel cuore.