

VITERBO – “Non ci rassegniamo: continuiamo a combattere per difendere i nostri diritti, credendo nella giustizia e nei media super partes”.
A parlare, in un lungo comunicato dal titolo ''Cittadini contro Zingaretti'', sono Stefano Corsanici ed Elena Scopelliti, rispettivamente addetto stampa e presidente del comitato Marina Velka Senza Fango. E lo fanno perché, a distanza di un decennio, parte degli ingenti danni provocati dall’alluvione non sono ancora stati risarciti.
“Vi racconto una storia di kafkiana amministrazione che evidenzia, ancora una volta, la straordinaria capacità della politica, in questo caso della Regione Lazio, di sbandierare le ormai inflazionate promesse circa legalità e trasparenza, che dovrebbero implicare quell'onore tra le parti (istituzione-cittadini) ormai in via di estinzione”. Così inizia la nota di Corsanici, che spiega: “Nella vita sono un infermiere ma qui rappresento, in qualità di addetto stampa, il comitato ‘Marina Velka Senza Fango’, che si è costituito a seguito delle alluvioni provocate dall’esondazione del fiume Marta verificatesi nel 2004 e 2005, che coinvolsero le cittadine del litorale di Tarquinia, Tarquinia Lido e Marina Velka, nonché tutto il territorio limitrofo a vocazione turistica e agricola”.
“I danni – proseguono Corsanici e Scopelliti nel comunicato - furono ingenti e le istituzioni dell'epoca, pressate dal furore popolare, finalmente uscirono dalla latitanza e dal lungo torpore: promisero e mantennero l'impegno di porre in sicurezza parte del territorio, ponendo in essere, nell’anno 2008, l'arginatura del Fiume Marta, ma solo nel tratto finale e solo a protezione degli abitati e non anche delle zone a monte, che tutt'oggi vengono inondate, con intuibili ingenti danni soprattutto per gli agricoltori”.
“Non essendo andati a buon fine i tentativi di soluzione stragiudiziale tramite contatti bonari con la Regione Lazio – sottolineano Scopelliti e Corsanici - i legali del Comitato, dopo aver acquisito le perizie tecniche del caso ed aver ricevuto mandato da parte di centinaia di famiglie e imprenditori danneggiati, intrapresero azione giudiziaria, al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti, dinanzi il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche (T.R.A.P.) che, con sentenza n. 1 del 28.02.2011, sancì la piena responsabilità - per gli eventi alluvionali - della Regione Lazio e dell’ Ardis (ora divenuta un dipartimento della Regione stessa), con condanna delle stesse a risarcire oltre 2 milioni di euro in favore degli alluvionati”.
Fin qui tutto apparentemente normale, “se non fosse che la Regione Lazio – spiega l’addetto stampa - non solo non ha mai corrisposto ai cittadini quanto loro dovuto, nonostante la promessa di farlo (chiedendo addirittura di aprire un conto corrente per accreditare somme, di fatto, mai pervenute), ma, per opera di un legale esterno all'Avvocatura Regionale e, quindi, pagato con ulteriori danari pubblici, pensò di proporre appello con un anno di ritardo e quindi con termini processuali ampiamente scaduti”.
Il Comitato, comunque, “ha comunque continuato le sue battaglie con comunicati stampa e fax al presidente Nicola Zingaretti, al legale della Regione e in ogni dove, anche al fine di addivenire ad una soluzione transattiva della vicenda, non rinunciando, però - stante il silenzio della controparte - ad intraprendere innumerevoli pignoramenti presso la Tesoreria Regionale, tutti sinora non andati a buon fine”.
Il 7 ottobre 2013, la faccenda finì in televisione, a 'Mi Manda Rai 3', “anche perché il si era vista richiedere dall’Agenzia delle Entrate la corresponsione della tassa di registro della sentenza di primo grado di ben 97.000 euro, il cui pagamento, di prassi, spetta alla parte soccombente), presenti il Direttore dell'Ardis, ingegner Mauro Lasagna e l'avvocato Francesco Lettera, che, messi alle strette, quali portavoce del presidente Nicola Zingaretti, promisero che la Regione Lazio avrebbe onorato il suo impegno, magari con una transazione, non appena fosse stata emessa la sentenza di appello ('se si dovrà pagare si pagherà a breve… Il presidente dice di stare tranquilli perché se c'è da pagare si pagherà immediatamente... Non posso dire io se c'è da pagare, c'è un Giudice che deve dirlo… La proposta è di fare una transazione…'). E tutto questo in diretta televisiva”, si spiega nel comunicato.
E non solo. “Finita la trasmissione, dietro le quinte, davanti a testimoni (quali i responsabili ed il consulente legale della trasmissione stessa), l’avvocato Lettera strinse la mano ad uno dei legali del Comitato, quale accordo per la definizione transattiva dell’annosa vicenda, che la Regione Lazio promise di formalizzare a breve per iscritto.
Di ciò venne data notizia dalla conduttrice del programma 'Mi Manda Rai 3' nella puntata del giorno successivo (08.10.2013)”.
“Ovviamente il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con sentenza n. 167 del 25.10.2013, dichiarò l'appello della Regione inammissibile, in quanto tardivamente proposto. I danneggiati, fiduciosi nei proclami di ‘trasparenza e legalità’ e nelle promesse di pagamento fatte pubblicamente di fronte all’Italia intera, attesero che la Regione Lazio finalmente onorasse i suoi debiti, come stabilito nella sentenza esecutiva di primo grado ed alla luce della sentenza di secondo grado, anch’essa favorevole agli alluvionati. Macchè: cosa combina il nostro prode avvocato della Regione, su delega - chiaramente - del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e nuovamente con soldi pubblici? Dopo 5 mesi e 29 giorni dalla pubblicazione della sentenza di secondo grado, cioè un giorno prima della scadenza dei termini, propone ricorso in Cassazione: questa è la Regione Lazio. Dove sono finite le ripetute e sbandierate promesse (anche televisive) di pagamento? La stretta di mano - un tempo gesto che da solo bastava per far assumere e rispettare impegni a persone onorevoli - evidentemente, al giorno d’oggi, è ormai privo di significato: certi gesti e valori - è evidente - non fanno più parte del bagaglio etico-morale degli onorevoli che ci governano’’.
‘’Aspetteremo seduti sulla riva del Gange (rectius: del fiume Marta) - amareggiati e delusi da tale arrogante atteggiamento della Regione Lazio, sprezzante anche delle disposizioni statuite in sentenze esecutive (che la Pubblica Amministrazione per prima dovrebbe rispettare) e capace con estrema disinvoltura di non onorare neanche le promesse più volte fatte ai cittadini - che passino i resti pietosi del nemico. Non ci rassegnamo – concludono Corsanici e Scopelliti- continuiamo a combattere per difendere i nostri diritti, credendo nella giustizia e nei media super partes”.