ANNO 16 n° 273
''Maria Sestina Arcuri: fu femminicidio''
Per la Corte d'Appello Landolfi la spinse volontariamente dalle scale, entro 60 giorni le motivazioni della sentenza

 

VITERBO - La morte di Maria Sestina Arcuri è stata un femminicidio. E' quanto ha stabilito la corte d'appello di Roma secondo cui il fidanzato, Andrea Landolfi, l'ha spinta volontariamente dalle scale, ribaltando così la decisione, in primo grado, del tribunale di Viterbo che lo aveva assolto.

Ci saranno ora 60 giorni di tempo per il deposito delle motivazioni della sentenza verso la quale, con tutta probabilità, la difesa del ragazzo presenterà ricorso in Cassazione.

I fatti risalgono al 3 febbraio 2019 quando la giovane, di origine calabrese, cadde dalle scale di casa della nonna di Landolfi, a Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo un week-end insieme al figlio piccolo di lui.

Maria Sestina Arcuri non andò subito in ospedale. Il 118 venne chiamato nelle prime ore della mattina seguente. Trasportata in ospedale, venne sottoposta a un delicato intervento chirurgico alla testa ma morì dopo due giorni di agonia.

Sette mesi dopo, all'esito dell'autopsia, la procura chiese e ottenne gli arresti per il 33enne che, secondo il sostituto procuratore Franco Pacifici, avrebbe lanciato volontariamente la donna dal parapetto delle scale facendole violentemente sbattere la testa e la schiena.

A luglio dello scorso anno, con la sentenza di assoluzione, Andrea Landolfi venne scarcerato.

La procura, nel frattempo, ha presentato ricorso contro quella sentenza e ieri il ribaltamento della decisione.

 




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