ANNO 16 n° 275
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Maresciallo muore dopo intervento, aperto fascicolo per omicidio colposo
La famiglia di Domenico Lippolis, carabiniere in pensione, distrutta dal dolore chiede la verità

VITERBO - (ale.s.) ''Abbiamo tanta rabbia. Tantissima. Non stiamo puntando il dito contro nessuno, ma vogliamo verità e giustizia per papà''.

A parlare è Giovanni Lippolis, 36 anni, uno dei cinque figli di Domenico, deceduto il 7 febbraio scorso all’ospedale Belcolle dopo un lunghissimo intervento. Un caso non del tutto chiaro, evidentemente, tanto da spingere la procura della Repubblica a disporre l’esame autoptico sulla salma dell’uomo e ad aprire un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti.

La vicenda sanitaria di Lippolis, (63 anni), maresciallo capo in pensione, inizia il 30 dicembre. ''Il mio papà viene colpito da ictus cerebrale -racconta Giovanni - Dopo 17 giorni di ricovero, il 17 gennaio, viene trasferito in dimissioni protette a Villa Immacolata per la riabilitazione. Riabilitazione che pareva funzionare. ''Il mio papà (è sempre così che lo chiama Giovanni, ndr) migliorava a vista d’occhio'' .

Ad un certo punto, però, Lippolis inizia ad avvertire forti dolori. ''Essendo ricoverato in forma protetta – spiega il figlio - i sanitari di Villa Immacolata erano in stretto contatto con i colleghi di Belcolle che, vista la situazione, hanno ritenuto opportuno sottoporre il mio papà ad una risonanza magnetica con mezzo di contrasto''. Che viene effettuata il 27 gennaio: pochi giorni più tardi, il 1° febbraio, il responso.

''Dall’esame risulta una massa neoforme di circa 3 centimetri sulla colonna vertebrale e ci viene consigliato l’intervento chirurgico a scopo di rimozione, per scongiurare la paralisi degli arti inferiori''. Il 7 febbraio è la data dell’intervento. Intervento che viene definito di routine, con un rischio di mortalità pari al 2/3%.

''I medici ci dicono che sarebbe durato 2 ore e mezzo, al massimo tre''. Domenico Lippolis viene portato in sala operatoria intorno alle 7,30 del mattino. Trascorrono 2, 3, 4, 5 ore interminabili. ''Durante le quali – ricorda Giovanni – veniamo lasciati soli come cani in sala d’aspetto: nessuno si è degnato di farci sapere come stava andando l’operazione''. Solo intorno alle 17,30 ''vengo a sapere che l’intervento era concluso e che il mio papà era in camera di risveglio''. Domenico Lippolis viene riportato in reparto alle 18,30. ''Undici ore dopo – sottolinea Giovanni – essere sceso in sala operatoria''. Il 63enne, comunque, pare essere abbastanza reattivo, tanto da salutare i figli e la moglie.

Ma è proprio la signora Gianfranca Porcu, 63 anni anche lei, ad accorgersi di alcune ecchimosi sul petto. ''C’è venuto il sospetto che il mio papà possa aver avuto un arresto cardiocircolatorio in sala operatoria, visto la lungaggine dell’intervento e visto anche che poco più di un mese prima aveva avuto un ictus cerebrale. Ci chiediamo quindi perché è stato scelto di portarlo in reparto e non in terapia intensiva, dove poteva essere controllato meglio''. Un’ora più tardi, intorno alle 19,30, il decesso dell’ex maresciallo capo.

Nella disperazione più totale di quei momenti, un’altra doccia fredda. ''Ero con mia sorella in agenzia funebre per organizzare il funerale, quando ci chiamano dall’ospedale per comunicarci la disposizione dell’esame autoptico. Noi non avremmo voluto sottoporre papà a un altro scempio, ma ci hanno spiegato che era stata disposta dalla magistratura. Quindi – dice Giovanni - i dubbi che intanto iniziavano ad affacciarsi fra i nostri pensieri erano legittimi: qualcosa è andato storto''.

La salma è stata restituita ai familiari martedì 11 febbraio. ''Giovedì abbiamo potuto dare l’ultimo saluto a papà''.

La famiglia Lippolis, che è assistita dagli avvocati Simone Maria Fazio e Matteo Morigi, adesso chiede verità e giustizia per il loro familiare. ''Andremo avanti finché non sapremo con certezza le cause della morte del mio papà''.

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