ANNO 16 n° 274
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Mancano infermieri
in sala operatoria
interventi chirurgici
diminuiti e rinviati

di Eleonora Celestini

VITERBO - Mancano gli infermieri in sala operatoria e tutti i reparti chirurgici dell'ospedale di Belcolle devono diminuire sensibilmente il numero degli interventi. Con le dirette conseguenze in primis di liste d'attesa più lunghe per chi deve subire un'operazione chirurgica e, in seconda battuta, con l'aumento della mobilità passiva. Niente di cui stare allegri.

La situazione limite riguarda l'acquisto delle prestazioni degli infermieri delle sale operatorie di Belcolle e si è verificata in questi primi giorni di maggio. Ma in realtà affonda le radici nel problema cronico della carenza di personale che affligge la Asl di Viterbo. Per capire cosa sta succedendo ora bisogna perciò fare un passo indietro: un decreto dell'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, nel 2001 consentì alle Regioni, e di conseguenza alle Aziende sanitarie locali, di investire i risparmi di gestione nell'acquisto, appunto, di prestazioni orarie dai dipendenti in servizio nei diversi settori e reparti delle Asl, per sopperire così alla carenza di personale in mancanza di deroghe per le assunzioni. Qualche anno fa, sotto la presidenza di Renata Polverini, la Regione Lazio ha poi emesso un decreto attuativo che per la Asl di Viterbo prevedeva circa 600 ore al mese di prestazioni acquistate dal personale, per lo più da infermieri e tecnici di radiologia, al fine di garantire i servizi all'utenza a fronte di una cronica penuria di personale. Fino al mese scorso, perciò, questi lavoratori hanno garantito una più corposa attività delle sale operatorie per tutti i reparti chirurgici di Belcolle. Poi il patatrac.

''Con il nuovo sistema di pagamento NoiPA - spiega il segretario generale della Uil Fpl, Lamberto Mecorio - il compenso di queste prestazioni acquistate slitta a 60 giorni, mentre prima veniva accreditato mese per mese. Una dinamica che ha infastidito molto il personale, che riceve 22 euro nette l'ora per questo lavoro aggiuntivo. Gli infermieri che prestano servizio nelle sale operatorie di Belcolle, venuti anche a conoscenza del fatto che i loro colleghi di altre Asl del Lazio ricevono fino a 30 euro l'ora per le stesse prestazioni, hanno chiesto quindi di rivedere la tariffa oraria, che nel loro caso non è preventivamente determinata come quella dei medici. Il 12 aprile hanno quindi scritto alla direzione generale, chiedendo di adeguare i compensi e di riceverli ogni mese. Ma non c'è stata risposta''.

Ed ecco che dai primi di maggio gli infermieri delle sale operatorie di Belcolle hanno deciso per protesta di incrociare le braccia e rinunciare completamente alle prestazioni aggiuntive, tornando al loro orario di lavoro normale. Ciò ha però portato ad una drastica diminuzione delle sedute di sala operatoria per i reparti chirurgici, e anche degli interventi programmati da tempo sono stati rimandati. ''La prossima settimana noi rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali incontreremo, singolarmente, la dg Donetti e io personalmente farò presente questo problema - aggiunge Mecorio - perché è ovvio che, al di là delle posizioni dei lavoratori, l'anello debole di questa catena sono i pazienti. Che vedono allungarsi le liste d'attesa per gli interventi e sono costretti a rivolgersi a Roma o ad altri centri magari fuori regione''.

Secondo Mecorio, tuttavia, la direzione generale della Asl di Viterbo non ha specifiche responsabilità in questo caso. ''Capiamo le difficoltà dell'Azienda - chiarisce -, sappiamo che la dottoressa Donetti è sempre attenta a queste dinamiche. Tuttavia la direzione generale deve comunque fare sempre i conti con le risorse a disposizione: la Asl di Viterbo, infatti, per l'acquisto di prestazioni dai dipendenti spende circa 3 milioni di euro ogni anno, ma la Regione ha intimato di scendere al massimo a un milione e 400mila. Senza poter disporre del personale necessario e senza l'acquisto di prestazioni, siamo davvero in un mare di guai. Mi auguro che insieme al direttore generale riusciremo a trovare una soluzione''.

Delle unità di personale in più, infine, che il presidente Zingaretti ha annunciato per la sanità viterbese qualche settimana fa, ancora non c'è traccia. ''Il governatore ha parlato di 15 medici e 20 infermieri - conclude il sindacalista Uil - ma sul bollettino regionale la deroga per Viterbo ancora non è stata pubblicata''. Intanto il cittadino aspetta e spera.




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