


VITERBO - Sono tra i pochi che lavoravano anche quando tutte le altre attività erano ferme, garantendo alla cittadinanza l’approvvigionamento dei beni primari, ma tre mesi dopo l’inizio dell’emergenza Covid per loro il governo non ha ancor predisposto un monitoraggio uniforme per verificarne le reali condizioni di salute e agire tempestivamente in caso di risultati positivi.
Stiamo parlando dei lavoratori del commercio e della grande distribuzione. Una categoria per la quale l’Usb denuncia la forte esposizione al rischio contagio, anche nel Viterbese. ''Ci sono catene commerciali – spiega il responsabile locale del sindacato, Luca Paolocci - che non hanno fornito neanche le mascherine previste dalla normativa, le uniche effettivamente protettive. La sanificazione a fondo rimane per lo più inapplicata, la maggior parte dei negozi si limita a una pulizia ordinaria che nulla ha a che vedere con il rischio biologico costituito dal Coronavirus''.

Servono tamponi a tappeto, dice sempre Paolocci: ''Un dato su tutti dovrebbe far preoccupare, secondo dati in possesso dell'Inail il settore è al sesto posto per casi mortali dovuti al Covid. Vista l’inerzia del governo più volte abbiamo chiesto alle Regioni di emanare delibere autonome, imponendo alle aziende di effettuare, con cadenza regolare e a scopo preventivo, gli screening su tutti i lavoratori. Solo la Toscana e la Valle d'Aosta hanno risposto a questo appello, la prima emanando una apposita ordinanza, la seconda inviando alla Protezione Civile la richiesta di effettuare la somministrazione dei tamponi. Il monitoraggio, infatti, è fondamentale per ridurre il rischio di contagio sia per i lavoratori sia per i consumatori che quotidianamente frequentano i punti vendita. Le catene commerciali che rifiutano di adeguarsi devono immediatamente chiudere o, in caso, non riaprire''.
Ma i problemi non finiscono qui. Ad aggravare la situazione, l’ordinanza della Regione Lazio che ha esteso l’orario di apertura dei negozi non oltre le 21.30, aumentando di fatto il rischio di esposizione al contagio da parte dei lavoratori. ''Noi invece - conclude Paolocci - chiediamo che, a parità di salario, si torni come prima. I lavoratori sono stati quelli più esposti al virus e le catene commerciali in questi due mesi hanno fatto profitti grazie a loro, quei profitti ora vanno ridistribuiti ai lavoratori in termini di riduzione dell’orario e di sicurezza, con l’acquisto di adeguati dispositivi di protezione''.