ANNO 16 n° 276
Luigi Aspromonte: “Questo sarà il mio vero primo trasporto da capofacchino”
Dopo la chiamata improvvisa nel 2024, Aspromonte affronta il 2025 da capofacchino ufficiale

VITERBO - Dopo aver ereditato il ruolo di capofacchino nell’agosto del 2024 a pochi giorni dal Trasporto della Macchina di Santa Rosa, in seguito al malore di Sandro Rossi, Luigi Aspromonte quest’anno è al timone con consapevolezza del suo ruolo. Il 2025 non è un anno qualsiasi: è l’anno giubilare, e la macchina Dies Natalis è già visibile in piazza San Sisto, in anticipo per l’occasione. Aspromonte ha quindi parlato di responsabilità, emozioni, nuove leve, visioni future e del rapporto con una città che sotto la Macchina si stringe ogni anno.

L’anno scorso è stato chiamato a guidare il Trasporto all’ultimo momento, in seguito a un evento imprevedibile. Come ha vissuto quel passaggio così improvviso? E come si sente oggi, al suo secondo Trasporto ma il primo da capofacchino eletto?

“Al trasporto del 2024 sono stato chiamato circa una settimana prima, e forse è stato un bene: non ho avuto il tempo di riflettere troppo su cosa stavo per fare. Certo, mi sentivo pronto, anche perché era comunque mia intenzione candidarmi. Ma così, senza troppi pensieri, sono andato avanti. Quest’anno, invece, da gennaio, dopo l’elezione, ho avuto modo di calarmi veramente nel ruolo: ho seguito tutto, dalle prove sanitarie a quelle di portata, vivendo questo cammino con i facchini. È davvero il mio primo vero Trasporto da capofacchino.”

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Per la prima volta la Macchina è visibile per oltre un mese prima del Trasporto, ed è stata montata il 9 luglio, giorno della nascita di Santa Rosa. Che valore ha questo gesto, in un anno così speciale?

“È un’ottima iniziativa, un test anche per gli anni futuri. Ho visto tante persone avvicinarsi, inginocchiarsi, leggere i cartelli, vivere quel momento in modo profondo. È vero, si perde un po’ l’effetto sorpresa che c’era un tempo. Ma oggi è anche importante permettere a chi viene a Viterbo in estate, magari a fine luglio o inizio agosto, di conoscerla prima. Questo non significa però pubblicizzare troppo l’evento del 3: purtroppo, con le attuali normative sulla sicurezza, le piazze non possono contenere troppa gente”.

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Durante le prove di portata si è visto un ritorno importante di nuovi aspiranti facchini. Che segnale è per voi? E cosa cercate nei giovani che vogliono entrare nel Sodalizio?

“Quest’anno abbiamo avuto 55 nuovi aspiranti, molti più del solito, e questo ci ha fatto molto piacere. Abbiamo dovuto fare una selezione ulteriore: i posti sono pochi, le uscite sono limitate, e bisogna fare attenzione a chi entra. Alcuni verranno già inseriti nella formazione quest’anno, perché ci mancano 6-8 elementi. Il percorso per diventare ciuffo è lungo e fatto di prove, spirito di sacrificio e grande rispetto. Ai giovani dico: fate esperienza, ascoltate, imparate”.

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La Macchina sarà esposta quasi 50 giorni. Oltre agli eventi già consolidati, pensate a nuove iniziative per vivere questo tempo con la città?

“Il montaggio ha già dato modo di creare collettività: il cantiere attira curiosi e devoti, anche se l’accesso non è permesso, salvo casi eccezionali. Da sabato, ogni week-end sarà possibile avvicinarsi fino a due metri dalla base. Poi ci sono le cene in piazza San Lorenzo, ormai un appuntamento fisso dal 26 al 29 agosto, con spettacoli e musica, per avvicinarci al 3 settembre insieme alla città. È un modo per rafforzare il legame con Viterbo, un legame che è alla base del nostro essere facchini.”

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Qual è la responsabilità che sente più forte in questo momento? E cosa le sta lasciando, finora, questa esperienza?

“Di responsabilità, per fortuna, ne sento poche. Mi sto godendo ogni momento: dal montaggio, al contatto con i facchini, fino ai controlli tecnici. Sto vivendo giorno per giorno, sotto questa Macchina che inizia a fiorire. L’emozione più grande è vederla prendere vita, insieme a tutti quelli che ci credono”.




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