ANNO 16 n° 272
L’Olimpiade e la macchietta all’italiana

di Massimiliano Morelli 

Cose all’italiana, roba da non crederci nonostante ci si sia abituati a questo tipo di macchiette. E’ stato approvato proprio allo scadere dei termini il decreto che assicura l’indipendenza del Coni e scongiura la sanzione nei confronti dell’Italia. Insomma, gli atleti azzurri ai Giochi di Tokio (ammesso e non concesso vadano in scena) potranno sfoggiare il tricolore e fare risuonare l’inno di Mameli in una delle 339 finali in programma. C’è voluto un colpo di teatro finale per far rispettare una parola data e poi, come spesso accade alle nostre latitudini, dimenticata. Tutto era nato il 24 giugno 2019 quando, a poche ore dall’assegnazione a Milano e Cortina dei Giochi invernali 2026, il presidente del Cio Thomas Bach evidenziò all’ormai ex premier Giuseppe Conte che la legge pensata dal Governo per riformulare il sistema sportivo italiano contenesse alcune criticità sul fronte dell’autonomia del Coni. Principi di indipendenza scolpiti nella Carta olimpica e che la riforma italiana rischiava di scalfire. Conte rassicurò il numero uno dello sport mondiale per quel che concerne il suo interessamento sulla questione. Al rientro in Italia l’impegno non fu però mantenuto e da lì cominciò una tiritera epistolare tra Losanna e Roma, senza che la criticità venisse sanata. In Svizzera erano pronti a sospendere il nostro comitato olimpico. Ma come sempre accade dalle nostre parti, ecco il colpo di scena: prima di salire al Quirinale per dimettersi, Conte, insieme al Ministro dello sport Spadafora, ha fatto approvare dal Consiglio dei Ministri il decreto legge che ristabilisce indipendenza e autonomia del Coni. Per Giovanni Malagò la questione è stata “un romanzo”. Per il resto degli italiani “una macchietta”. Indelebile.

 




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