ANNO 16 n° 274
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''L'iPhone 6 Plus
non lo vuole nuju''
Così lo zio al nipote, tra i nove indagati per truffa alle società telefoniche,
per spiegare che quel modello di smartphone non era facile da piazzare

VITERBO – ''Li hanno passati? Peccato, se passavano scialavamo'', ovvero: ''Li hanno approvati i contratti? Peccato, altrimenti avremmo guadagnato bene''. E ancora: ''L’iPhone 6 plus non lo vuole nuju'', per 'cazziare' il nipote che aveva preso quelli, appena usciti sul mercato, anziché gli iPhone 6 classici.

Queste sono solo alcune della marea di intercettazioni dei due principali indagati dell’operazione ''Business & Friends'', l’indagine condotta dalla squadra mobile di Viterbo che ha smascherato dei presunti truffatori di compagnie telefoniche che, stando all'accusa, stipulavano contratti a nome di parenti e conoscenti per ottenere agevolazioni fiscali e rivendere così smartphone e tablet a terzi senza mai onorare le rate dei finanziamenti. In nove, sei calabresi e un tunisino, quasi tutti imparentati tra loro, sono finiti nel registro degli indagati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

Ed è stato anche grazie al lavoro certosino del capo della mobile Fabio Zampaglione se si è riusciti a decifrare tutte quelle telefonate in dialetto stretto. Calabrese di nascita, infatti, ha fornito un supporto fondamentale ai suoi collaboratori per capire tutte quelle frasi che, come accade dappertutto, solo chi è della zona può interpretare.

E di intercettazioni da analizzare ce ne sono state parecchie. Zio e nipote, l’uno, di 42 anni, residente a San Benedetto Po, in provincia di Mantova e l’altro, di 34, a Cirò Marina, Crotone, erano tra i più attivi nell’affare che, secondo una prima stima, supera i 100mila euro. Secondo quanto si è appreso, si telefonavano tutti i santi giorni, più volte. Dopo aver preso visione della merce arriviata, passavano alla fase della quotazione sul mercato degli smartphone e dei tablet consegnati. Decine e decine i contratti stipulati giornalmente con le società di telefonia mobile, Tim, Vodafone, Wind, H3G e Teletu.

''Una vera e propria filiera di truffatori - hanno detto gli inquirenti in conferenza stampa - che curava nel minimo dettaglio il sistema. Dalla provincia di Mantova, dove risiedeva uno dei parenti, le apparecchiature arrivavano a Cirò Marina (dove, a un certo punto, si erano fatti ''terra bruciata'', ovvero avevano stipulato già troppi contratti, commentano al telefono sempre zio e nipote) per essere vendute con forti sconti rispetto ai prezzi di mercato. Per non insospettire le compagnie, una o due rate del finanziamento venivano pagate, poi basta''.

L’operazione Business & Friends è partita nel 2014 su impulso di una denuncia per tentata estorsione presentata nei confronti di due degli indagati da parte di un commercialista viterbese. Da lì, grazie alle intercettazioni, la squadra mobile è arrivata a scoprire il giro di illeciti e, di conseguenza, al presunto sodalizio criminale che era dedito alla commissione di numerose truffe ai danni delle società di telefonia.

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