ANNO 16 n° 275
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L'iniziativa dell'Istituto Orioli
Consegnate dal Prefetto 4 Medaglie d'Onore ai parenti delle vittime viterbesi

VITERBO – L’istituto Francesco Orioli di Viterbo ha celebrato questa mattina il Giorno della Memoria con una cerimonia alla quale hanno partecipato il prefetto Antonella Scolamiero, il questore Gianfranco Urti, il sindaco Giulio Marini, il dirigente scolastico Luigi Valente e tutti gli alunni.

Ospiti d’eccezione, che hanno ricevuto la medaglia d’onore, i familiari di coloro che hanno vissuto il dramma della deportazione: Emilio Belli, Mario D’Achille, Dino Michelini, Domenico Sciardiglia. Erano presenti alla cerimonia anche i cinque studenti dell’Istituto che hanno vissuto in prima persona l’esperienza dei campi di concentramento a Birkenau.

''Partecipo oggi con molto piacere a questa iniziativa che l’Istituto Orioli ha voluto realizzare in occasione della Giornata della Memoria – ha esordito il prefetto Scolamiero.

''Questa ricorrenza, istituita con legge nazionale nel 2000, si iscrive tra le occasioni più importanti di riflessione cui le istituzioni, tutte, debbono adempiere favorendo, particolarmente nei confronti delle giovani generazioni, la cultura della conoscenza e del ricordo di una delle pagine più buie della storia dell’umanità.

È il mio terzo anno da Prefetto di Viterbo e, come l’anno scorso, ho scelto di partecipare a questo incontro scolastico perché credo che sia la scuola il posto migliore per condividere il valore ed il significato di questa Giornata. Credo, infatti, che intorno alla Shoah, attraverso l’impostazione di una rete di occasioni formative e culturali, il sistema scolastico possa sviluppare un vero e proprio progetto di crescita della conoscenza.

Vivere momenti di riflessione attraverso storie da non dimenticare, racconti che legano con un filo i ragazzi di ieri e quelli di oggi, un filo per indicare una via perché quel male assoluto che è stata la Shoah non si ripeta mai più. Non so se conoscete una frase su Auschwitz che scrisse Salvatore Quasimodo: 'Da quell'inferno aperto da una scritta bianca: 'Il lavoro vi renderà liberi' uscì continuo il fumo. In quel fumo era stata trasformata l'esistenza di una moltitudine di donne, uomini, bambini. Sono sicura che l’opportunità che vi ha fornito la vostra scuola di visitare i campi di sterminio di Auschwitz e di Birkenau ha lasciato in voi un segno indelebile”.

“Non sono d’accordo - ha proseguito il Prefetto - con chi preferirebbe dimenticare queste pagine di storia con la motivazione che si è trattata di una pazzia, che non potrà più ripetersi perché oggi la mentalità è cambiata, c’è istruzione, c’è democrazia, ci sono le Nazioni Unite.

Non mi piace 'condire' i miei interventi con frasi celebri, ma questa, di Primo Levi, mi pare più che significativa:  'E' avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire'.

E’ giusto e doveroso ricordare, ed è ancora più giusto spiegare alle nuove generazioni che cosa sia successo, che cosa ha portato all’olocausto e, soprattutto, che cosa ha significato.

Ecco perché iniziative come questa organizzata dalla vostra Scuola - che ringrazio sinceramente - incontreranno sempre il mio più pieno e partecipe supporto, così come quello di tutte le istituzioni che, ci tengo a dirlo, per la Giornata della Memoria, palesano sempre un grande impegno.

Al riguardo, vorrei menzionare l’iniziativa realizzata quest’anno dal Ministero dell’Interno. Venerdì scorso presso la Scuola Superiore dell’Amministrazione si è svolta una giornata di studio sulla Shoah, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio ed in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah, sul tema ‘L’oppressione, l’indifferenza, il coraggio’. Tre argomenti di discussione importanti che, uniti insieme, rendono perfettamente l’idea di quelli che, in quel periodo, sono stati i comportamenti predominanti.

La parola oppressione racchiude in sé due mondi: quello di chi esercita e quello di chi subisce l’azione di sopruso; in quale contesto? Nell’ indifferenza più assoluta; il mondo è rimasto a guardare senza sollevare alcuna indignazione, svilendo, così, il coraggio, l’enorme coraggio dei “giusti”, di tutti coloro, cioè, che hanno scelto di agire con giustizia, fino a decidere di rischiare la propria vita per salvare i perseguitati.

Non dimenticare un evento terribile come la Shoah rappresenta un dovere per tutte le coscienze che condividono la condanna di ogni forma di violenza, con la consapevolezza che tuttora in molte parti del mondo ed anche molto vicino a noi si continuano a vivere situazioni pericolose in tal senso.

Nella mancanza di rispetto verso gli altri e nelle molteplici forme di discriminazione, siano di razza, religione e quant’altro, c’è il monito che nella storia dell’umanità la stagione dei diritti, delle libertà individuali e collettive, non deve mai darsi per scontata e non può ritenersi acquisita per sempre.

Rendere quindi, oggi, testimonianza dello sterminio del popolo ebraico non è solo il doveroso ricordo verso milioni di persone offese, violentate, trucidate, ma l’occasione per riflettere sui temi dei diritti umani, del valore della vita, della centralità della persona.

E affidare ai voi giovani, che siete il futuro della nostra civiltà, gli strumenti per distinguere la differenza tra buio e luce, tra paura e speranza, tra vita e morte è l’incarico primario che, noi adulti, dobbiamo assolvere”.

Il Prefetto ha consegnato poi le Medaglie d’Onore, concesse dal Presidente della Repubblica, in memoria di quattro cittadini viterbesi ritirare dai loro familiari a testimoniarne la dolorosa esperienza vissuta nei lager.

“Purtroppo – ha concluso - , più gli anni passano e sempre meno sono gli insigniti che possono presenziare a questa cerimonia, anche se, in entrambe le precedenti occasioni qui a Viterbo, ho avuto il privilegio di consegnare questi riconoscimenti nelle mani dei diretti interessati, entrambi ancora residenti a Caprarola”.




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