

VITERBO - Confronto. Dialogo. Domande e risposte. E l'idea che poi, questa generazione 2.0, non sia poi così male come invece si dice. Si tiene il mondo in dieci centimetri quadrati, raccolto nello schermo di un iphone, ma sa ancora immaginare, creare, e sognare al di là di un cielo digitale incappucciato da miliardi di bit che, come una sibilla, sembra avere ogni risposta.
Lo hanno sottolineato esordendo - davanti ad un pubblico multigenerazionale che riempito lunedì pomeriggio il cinema Lux - in questa maniera: 'Siamo una degenerazione. Ma siamo anche i figli della Beat generation, di quelli che contestavano società ed ideologie e che mai smettevano di sognare'. Sogni diversi. Che sfumano Kerouac e Ginsberg in un progressivo fade in black e si concretizzano in altri modelli, che non si materializzano su una pagina bianca, ma corrono lungo fili di zinco. Internet come centro di socializzazione e swap culturale, dove l'anima si digitalizza attraverso gli uplopad, ma anche dove trovano sfogo gli stanchi a dire sì senza convinzione, quando invece i no, convintissimi, saltano alla gola come delle bolle d'aria. E cercano e creano, un pensiero indipendente: 'Liberi di pensare'. E di scegliere.
'Si sono raccontanti davanti ai loro genitori, hanno disegnato il mondo dal loro punto di vista e ne sono rimasto colpito - dice il commissario straordinario del Consorzio delle biblioteche Paolo Pelliccia che ha supportato l'iniziativa -. Ero convinto della bontà del progetto della professoressa Stocchi ed ora lo sono ancora di più. Dietro di noi c'è una generazione viva, creativa e con tanta voglia di fare. Non c'è bisogno neanche di spingere i tasti giusti per stimolarla, basta darle fiducia'.