ANNO 16 n° 276
L’esempio inglese per evitare una Waterloo italiana

Massimiliano Morelli 

Sarà pure perfida Albione, obsoleto paradigma tramandato da generazioni di non studiosi, ma dall’altra parte della Manica arriva una lezione da analizzare sul tema delle contaminazioni da coronavirus. E hai voglia a criticare lo stile monarchico, le beghe con le consorti dei figli di Diana Spencer e la zazzera di Boris Johnson. Gli inglesi, quando si mettono in testa una cosa la portano a termine, basti pensare a Waterloo. Nessun morto è stato censito per Covid-19 nelle ultime ventiquattro ore fra Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord (con non più di quattro decessi in Galles). E sono già 53,4 milioni le dosi già somministrate, una campagna rivelatasi decisiva assieme al lockdown per mettersi alle spalle i mesi tremendi dell’ondata sostenuta dall’aggressiva “variante inglese” del virus. Ieri il premier Boris Johnson ha confermato il via libera alla prossima tappa di riaperture previste a partire da lunedì prossimo. Sarà possibile, tra l’altro, tornare a ospitare fino a sei persone nel chiuso delle proprie case; e si potrà far salire fino a trenta il numero di invitati a matrimoni ed eventi privati; e si potrà mangiare e bere al coperto in ristoranti e pub.




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