ANNO 16 n° 272
L'escalation delle vendette della banda
Dal benzinaio al cliente insoddisfatto, ecco come la banda vendicava i ''torti''

VITERBO – Non c’erano solo i presunti concorrenti nel mirino della banda calabro-albanese smantellata dai carabinieri nell’operazione Erostrato. Il sodalizio non risparmiava violenza a chi suo malgrado avrebbe compiuto un torto presunto alla banda. E così a subire gli atti intimidatori, oltre ai titolari di Compro oro e gestori di locali notturni, concorrenti di Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi ai vertici dell’organizzazione, sono stati anche professionisti o cittadini che hanno avuto l’unico ‘’torto’’ di essersi imbattuti nel sodalizio criminale.

E’ il caso dell’avvocato Alabiso a cui è stata incendiata l’auto per punirlo per aver sostenuto la costituzione di parte civile di una donna in un processo in cui Giuseppe Trovato era imputato.

Ancora più pesante la ritorsione al cliente del centro estetico gestito da uno degli arrestati, Manuel Pecci, che avrebbe avuto il torto di aver fatto causa allo stesso titolare del centro estetico per danni arrecati nel corso di un intervento di depilazione presso il centro stesso. A Giuseppe Trovato – stando a quando hanno accertato dai carabinieri di Viterbo – Pecci avrebbe chiesto di intervenire per indurre il cliente, A.G., a desistere dalla pretesa risarcitoria. Il malcapitato è stato oggetto quindi di una serie di minacce ripetute che lo hanno indotto a ritirare la richiesta di risarcimento. Non soddisfatti, Trovato, Rebeshi e Patozi (altro membro del sodalizio), hanno continuato ad infierire contro di lui per non essersi subito sottomesso alla richiesta di Trovato e di Pecci e per aver mancato di rispetto sempre a Trovato. Hanno organizzato una “spedizione punitiva” per aggredirlo, travisati, e sottrargli l’incasso del suo esercizio commerciale. Il primo tentativo è andato a vuoto per l’intervento dei carabinieri che li hanno fermati per un controllo, così come il secondo.

Tra le vittime della banda anche il titolare di un distributore sulla Tuscanese che è stato picchiato e minacciato e indotto a consegnare 1200 euro alla banda a titolo di risarcimento del danno patito dall’Audi di Trovato per un’erogazione di gasolio, a detta dei malviventi, allungato con l’acqua. Dopo averlo schiaffeggiato e fatto cadere a terra, la banda ha fatto presente al titolare del distributore che si stava interfacciando con persone legate alla criminalità del sud.

Picchiato anche un giovane che ha avuto il torto di aver risposto e usato un’espressione ingiuriosa nel corso di una discussione per motivi di traffico con Giuseppe Trovato. Quest'ultimo il giorno seguente lo colpisce con un oggetto contundente al volto e gli procura un trauma cranio-facciale.

E poi ci sono l’auto della fidanzata del direttore dell’ufficio postale, “accusato” di aver cagionato un danno economico a Giuseppe Trovato per la chiusura di un conto corrente postale per segnalazione di operazioni sospette, e quella dell’ex dipendente “punita” per aver osato comunicare all’Inps il mancato versamento dei contributi previdenziali per le settimane lavorate all’inizio del rapporto.

Il pestaggio più brutale quello operato ai danni di Giovanni Biosa, colpito con calci e pugni al volto e al torace da 5 o più persone a scopo punitivo. L’uomo era sospettato dalla banda di essere l’autore del danneggiamento dell’auto di un albanese e di quello della vetrina del bar ubicato nella vicino all’abitazione di Trovato e quindi in una zona di Viterbo che, secondo gli inquirenti, rivendicata dal sodalizio criminale come propria.

Insomma un’organizzazione feroce e spietata quella scoperta e smantellata dai carabinieri diretti dal colonello Giuseppe Palma in questi due anni di indagine.




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