

VITERBO - Lega mani e piedi alla moglie, la infila a forza nel cassettone del divano letto e le chiude la bocca con due spille da balia, condannato a 4 anni di reclusione un 40enne viterbese.
L'uomo è finito in manette il 26 marzo del 2019 e dopo un periodo nel carcere di Mammagialla, ha ottenuto i domiciliari a casa della madre: ieri a distanza di poco più di un anno dal suo arresto, è arrivata la condanna di fronte al giudice Gaetano Mautone.
4 anni di reclusione per sequestro di persona, lesioni e maltrattamenti in famiglia, così come richiesto dal pubblico ministero.
A sporgere denuncia era stata la moglie, che solo il 25 febbraio dello scorso anno, ha trovato il coraggio di raccontare alla polizia quanto accadeva all'interno delle mura domestiche: ciò che ne è uscito, è stato un racconto agghiacciante di oltre 18 anni di soprusi e violenze che la donna sarebbe stata costretta a subire. Così come i due figli della coppia, di 13 e 8 anni.
''Se non gli portavo i soldi per comprare la droga, mi picchiava. Se la sera ero stanca, mi picchiava. Se reagivo, mi picchiava. Se la mattina vestendo i bambini per portarli a scuola facevo rumore e lo svegliavo, mi picchiava''.
''Quando si arrabbiava pensando che avessi bevuto, mi chiudeva nel cassettone del divano che avevamo in sala – aveva raccontato ad una delle scorse udienze la donna - una volta mi ha persino legato mani e piedi. Poteva tenermi lì dentro anche tre giorni di fila, facendomi uscire quando voleva lui per mandarmi al bagno o farsi preparare da mangiare. Oppure mi costringeva a stare in piedi in un angolo della casa fino a che non cadevo a terra sfiancata''.
La convivenza tra i due, iniziata nel 1998, avrebbe però da subito avuto risvolti violenti: ''Litigavamo di continuo perché lui voleva che gli procurassi dei soldi per comprare alcol o droga. La cocaina costa cara e lui ne aveva sempre bisogno: diventava ancora più cattivo quando era in astinenza''. Fino a legarla con una catena e un lucchetto ai piedi del letto. O massacrarla sotto ai colpi di una mazza da baseball. O costringerla a bere in pochissimi minuti un’intera pentola di ragù al pomodoro perché ''pensava che lo avesse cucinato una mia amica di cui lui si schifava''.