ANNO 16 n° 276
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Le suore ringraziano la Croce Rossa di Bagnoregio sulle note di Volare
Il presidente Stefano Bizzarri: ''Ci hanno detto che porteranno il ricordo della cittą e di chi le aiutate in ogni angolo del mondo''

 

BAGNOREGIO - Per 21 giorni hanno assistito in tutto e per tutto le 118 suore del convento di San Francesco a Bagnoregio dove si è registrato uno dei focolai di Covid più grandi della provincia di Viterbo dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Superato il virus, le religiose li hanno ringraziati con una immagine sacra come dono e una esibizione canora sulle note di ''Nel blu dipinto di blu'', il cui testo è stato riadattato con parole che esprimevano apprezzamento per il trattamento ricevuto, nel corso di una cerimonia (ristretta) che si è svolta il 24 gennaio. Stiamo parlando dei volontari del Comitato della Croce Rossa di Bagnoregio e Lubriano, guidati dal presidente Stefano Bizzarri, 62 anni, che racconta così le emozioni provate: ''Tutti noi ci siamo sentiti contenti. Ciò che mi ha colpito di più è stato il discorso pronunciato dalla madre superiora, quando ha affermato che le suore porteranno negli angoli più remoti della Terra il ricordo di questa esperienza. Di Bagnoregio e delle persone che si sono adoperate per loro''. Giovanissime e quasi tutte originarie del Sud America, nell’Alto Lazio le religiose concludono il proprio percorso formativo prima di andare in missione, ''in quei luoghi che poi sono gli stessi dove la Croce Rossa è in prima linea''.

Bizzarri, da quanti membri è composto il vostro comitato?
''Siamo 98 persone. La nostra attività spazia dal trasporto infermi all’assistenza sociosanitaria. Interveniamo, per esempio, se una persona si deve recare in ospedale per svolgere una visita o fare una lastra, per la dialisi o la chemioterapia, e da sola non riesce a spostarsi perché impossibilitata fisicamente, perché indigente o semplicemente perché non ha nessuno che può aiutarla. Presso la nostra sede in via Dante Alighieri distribuiamo gratuitamente anche quei presidi che fornisce la Asl in caso di disabilità temporanea come carrozzine, deambulatori, stampelle e altro, ma per ottenere i quali in genere passano alcuni mesi. Nell'attesa interveniamo noi''.

E a Civita di Bagnoregio come intervenite?
''Tramite quod. A Civita di Bagnoregio svolgiamo due tipi di servizi in convenzione con il Comune: l’accompagnamento di persone in carrozzina e il primo intervento nel caso in cui qualcuno si faccia o si senta male. Siamo operativi il sabato e la domenica sul posto e gli altri giorni su prenotazione''.

Cosa ricorda del giorno in cui è scattato l’allarme Covid al convento?
''Come Croce Rossa facciamo parte del Centro di coordinamento comunale per l’emergenza epidemiologica. Ricordo che era una domenica mattina, il Comune ci informò di questa situazione. Arrivati sul posto, entrammo nel convento tutti ben coperti e preparati per evitare il contagio. Abbiamo fornito supporto al personale della Asl che eseguiva i tamponi. Il giorno dopo è uscito fuori che su 118 suore presenti, 105 erano positive. Il focolaio era abbastanza grande, ma trattandosi di una struttura chiusa e isolata i rischi che il contagio si diffondesse all'esterno erano minimi. Il nostro compito è stato quello di fornire un servizio logistico di assistenza alle suore fino a che tutte non si fossero negativizzate, portando viveri, medicinali e altri beni di prima necessità''.

Con chi vi relazionavate all'interno?
''Ogni giorno parlavo con la madre superiora che mi forniva un elenco delle cose che servivano. Per la spesa facevamo la spola con il supermercato dove il Comune e il vescovo avevano aperto un conto ad hoc. Inoltre siamo stati aiutati dalla Caritas di Viterbo''.

Quanti dei vostri volontari sono stati impegnati?
''Tra i 15 e i 20, tutti i giorni''.

Qual è stato il momento più difficile?
''Il momento più complicato è stato quando al convento è venuta a mancare l’elettricità, forse per un sovraccarico. Raramente, per il tipo di attività che svolgono, le suore si ritrovano tutte insieme all’interno della struttura. Probabilmente in quella condizione il sistema non ha retto. Un imprevisto non da poco, visto che senza energia al convento viene a mancare automaticamente anche l’acqua. Insieme al sindaco allora siamo entrati nella struttura muniti di tutte le protezioni del caso. Una volta individuato il problema, abbiamo comunicato ai tecnici della società elettrica collegati con noi dall’esterno le informazioni necessarie per risolverlo. E’ stato un lavoro di squadra che è riuscito bene''.

Le suore come hanno vissuto questa esperienza?
''Il fatto che fossero tutte giovani ha evitato che la situazione si aggravasse. Erano dispiaciute ovviamente perché non potevano uscire, ma  tranquille. Dal punto di vista umano è stata una bella esperienza. Loro sono molto gentili. Personalmente non le conoscevo, si è instaurato un bel rapporto''.

Prima del convento avevate  affrontato già un altro focolaio Covid, quello alla casa di riposo San Raffaele Arcangelo (foto sopra)...
''In quel caso abbiamo attivato anche un servizio di video assistenza. Entravamo con i tablet e mettevamo in contatto anziani e pazienti con i loro parenti''.

Nell’ambito dell’emergenza Covid, quali altre attività svolgete?
''Abbiamo stipulato una convenzione con la Asl, nei tre giorni in cui fanno i tamponi a Bagnoregio gestiamo il flusso delle persone in entrata e provvediamo alla loro registrazione. Si esegue il tampone antigenico, nel caso di positività gli interessati vengono richiamati a eseguire quello molecolare. Poi portiamo le provette a Viterbo al drive in o direttamente a Belcolle affinché vengano processate''.




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