ANNO 16 n° 270
Le Olimpiadi a Cortina in uno spot che in-Grana: la storia italiana del nostro formaggio
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

VITERBO - Tutto lo show di una campagna promozionale che si sublima in un cuore disegnato a due mani: il Grana Padano sa che, per vincere “facile” nel raffronto con gli altri formaggi, bisogna far vincere le sfide con sé stessi, indirizzando la propria mission alle necessità di nutrizione degli atleti. Se no, che gioco è, se non si trae forza dai progressi, facilitati da sane pratiche alimentari?

La preparazione per i Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 non nasce con e da un audiovisivo, sia chiaro: l’informazione ci ha iniziato al tema da un periodo che sentiamo scorrerci dentro, invero più lontano di quanto il nostro percepito avverta. La qualità-chiave della poesia pubblicitaria è, per l’appunto, eternare l’istante: avvicinare il passato, modificare il presente e rinvigorire il futuro, quasi in un idillio che è tornato caro a molte formule.

Italia è Grana Padano, è eccellenza nelle dure prove per creare un personal best calibrato sui propri obiettivi. Ma quando è passione e sprona a dare il meglio, ad essere più genuinamente competenti che competitivi con pavidità, rivela uno spaccato di famiglie e imprese che ogni giorno scelgono la fatica per realizzare un prodotto amato. Dunque, una prelibata risorsa, presente sugli scaffali per comunicare l’adrenalina in un settore antico che volge al futuro.

Il nuovo spot di Grana Padano raccoglie nel suo set elementi tradizionali e attuali: il formato crossmediale è stato adeguato alla durata di un minuto, ma questa lunga parabola di bellezza vola via tra le immagini trasmesse, i valori descritti, i modelli di sportivo incorniciati.

Un quadro di resilienza che tende la mano a Sofia Goggia, in piedi dall’alba con una tazza di latte, riordina i ricci della campionessa Federica Brignone, per cui una buona cera è prioritaria quanto il sacrificio e – lo sottolineiamo - interseca i loro vissuti con quelli di un operaio.

Un uomo che non esemplifica sterili catene di montaggio, ma sembra dare una levatura valoriale alla sua mansione: si sistema il cappello, fa ingresso nella sua industria, la vive da protagonista e incoraggia, in un tentativo apprezzabile, la sua categoria alla visibilità. Il lavoro artigianale non è un meccanismo sommesso, né un ingranaggio fine a sé stesso in un mondo gradualmente terziarizzato, ma l’espressione più autentica della manifattura, nell’era dei dati personali manipolati e delle competenze umane “riciclate” da altro.

La visual identity del marchio usa il simbolo di riconoscimento del prodotto come se fosse una lettera dell’alfabeto: la “V” in LOVE, più pura narrazione che claim codificato. E no, non si intende dire che una visione positiva può comportare edulcorazioni (mestiere è sì grande spirito di sacrificio, ma, in casi meno ridenti, unico ausilio alla sopravvivenza), ma che, finalmente, lo spot ha reimparato a dare del lei e del tu al contempo. Che si intende dire?

L’operaio è sia esaltato nella vigoria inarrivabile della sua tempra, sia nella semplicità del suo legame con il territorio e con le ricchezze che dà alla luce. Per questo, tra frame di gare di sci e sport invernali, il Grana Padano è “il formaggio italiano che ha conquistato il mondo”: non dichiara duello a nessun concorrente, ma si impone come il colosso delle grandi persone e delle sapienti lavorazioni.

Il cuore di Goggia-Brignone è giallo, stessa cromia della forma di prodotto: nessuna delle due intralcia l’altra per stilizzarlo, ma si divertono a costruirlo in due. Le imprese olimpiche si fanno da soli, ma i grandi progetti si compiono in squadra.

Una squadra che non eclissa i partecipanti, né li nobilita, perché ognuno è unico: non a caso, l’assaggio dell’addetto alle lavorazioni e il nostro payoff (“Un’emozione italiana”) aiutano a calarsi più vivamente nello spaccato.




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