ANNO 16 n° 275
''Le canzoni popolari
sono lo specchio
della nostra storia''
Mimmo Liguoro č stato ancora gradito ospite al Salotto delle 6

VITERBO - Un vero gentleman Mimmo Liguoro, ospite l’11 dicembre ad un incontro extra del Salotto delle 6 condotto da Pasquale Bottone nella sala conferenze della bellissima Biblioteca Consorziale di viale Trento. Come promesso nella passata edizione di maggio, Bottone e Liguoro hanno dato appuntamento all’affezionatissimo pubblico del Salotto per la seconda puntata de “L’Italia raccontata dalle canzoni”, dedicata alla canzone italiana dagli anni ’50 in poi.

Dopo una piccola gag iniziale in cui i due giornalisti napoletani sono entrati in sala facendo finta di non vedere il pubblico e continuando imperterriti la loro conversazione, un approccio divertente e distensivo che ha dato il “la” alla serata, Liguoro ha ripreso il suo gradevolissimo excursus sulla canzone italiana, interrotto la scorsa volta sulla meravigliosa interpretazione di Gabriella Ferri della celebre “Dove sta Zazà”. Una citazione di Mahler per iniziare “La tradizione musicale non è culto della cenere ma memoria del fuoco”, e da qui un accenno a “In cerca di te”, canzone ripresa di recente dalla giovane cantante jazz Simona Molinari, da cui emerge il disorientamento, l’animo triste, il sentimento negativo e addolorato del dopoguerra, con alcuni sprazzi e picchi artistici ma nello stesso tempo una generale e diffusa povertà di ispirazione.

 

Contemporaneamente fanno breccia la canzone francese, con la sua profonda ispirazione esistenzialista, e quella proveniente dal Sudamerica, che invita naturalmente al ballo, ascoltate dagli ormai lontani nella memoria dischi a 78 giri.

Gli anni ’50 si ricordano per il primo Sanremo, con l’orchestra diretta da Cinico Angeli e la conduzione di Nunzio Filogamo, che con la pronuncia frivola e festosa di quel suo “Cari amici vicini e lontani, buonasera!” riusciva a creare una rasserenante familiarità. Vinse la prima edizione “Grazie dei fior” cantata da Nilla Pizzi, e Liguoro, dopo la Molinari, qui elogia la bella e nuova interpretazione che del brano ha dato qualche anno fa Carmen Consoli, con la sua moderna vivacità dotata di una sensibilità assai particolare.

 

Tanti gli accenni ai pezzi dell’epoca, che il pubblico intona con piacere: da “Buongiorno tristezza” a “Usignolo”, da “Tutte le mamme” a “Papaveri e papere”, “Casetta in Canadà”, “Aveva un bavero”. Si ricordano Carla Boni, Gino Latilla, Catina Ranieri, Roberto Murolo, Sergio Bruni, che con gli stilemi popolari del suo canto antico riusciva a mettere d’accordo il pubblico colto e quello popolare; Renato Carosone e la sua ironia, Peppino Di Capri e Ugo Calise. Il 1958 è l’anno di Modugno e di “Volare”, intanto dall’America arrivano i 45 giri, che sono indice della vitalità del Paese in quel preciso momento storico, in cui la tv apre le porte alla musica leggera. All’orizzonte appare “Il Musichiere” e “Domenica è sempre domenica” di Nuccia Bongiovanni, testo emblematico, scritto da Garinei e Giovannini, nelle parole “’sti quattro soldi di felicità”, in fondo non si chiedeva molto. Ancora “Sette voci” con Pippo Baudo, che da lì ha iniziato, nel frattempo dall’America è arrivato il juke-box da cui si ascoltano Rita Pavone, Adriano Celentano, gli urlatori, Dallara ma anche Joe Sentieri, un “urlatore melodico” che ha concluso la sua vita sfortunatissima vendendo tappeti nei mercati rionali. Gigliola Cinquetti, Betty Curtis, le grandissime Mina e Milva, la tigre di Cremona contro la pantera di Goro. E poi Fred Buscaglione, Battisti, Berti, Vanoni, Pravo, Little Tony, Bobby Solo: una canzone italiana all’avanguardia nella musica leggera ma sulla scia di vecchie ispirazioni. Arriva inevitabile la rottura, coi cantautori, la vera novità, in sintonia con una nuova fase storica pulsante di inquietudini nuove: il boom economico, il dislivello sociale tra Nord e Sud, un generale disorientamento, profondo, che pervade tutto e tutti, il crollo dei valori dell’oggi: Gino Paoli, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e le sue atmosfere di provincia elevate a livelli superiori, Sergio Endrigo, De André, Gaber, Guccini, Iannacci. Gli intellettuali e i critici allora si chiedevano cosa rappresentassero questi nuovi personaggi; Gianni Borgna li ha definiti i portavoce di un malessere diffuso verso la mitologia del benessere e del consumo, verso l’attaccamento eccessivo ai beni materiali e agli orizzonti bassi, con echi di Gozzano, Saba, Pavese.

Tra i cantautori, Liguoro cita gli impegnati, come Giovanna Marini e Piero Ciampi. Qualche parola sulla nascita della musica folk, che eredita una sorta di musica ancestrale. E ancora lungo la storia della canzone italiana attraverso Sergio Endrigo, Lucio Dalla, Fossati, Rossi, Vecchioni, Baglioni, Pietrangeli, Conte, Nannini, Renato Zero: gli anni ’70 e ’80 come mosaico di emozioni e sensazioni, nell’assenza di un pensiero dominante, in un’atmosfera in cui i cantautori narrano non l’Italia storica e sociale ma se stessi e quell’Italia ripiegata, quasi accartocciata sul proprio Io.

Una parentesi natalizia nel veloce accenno a “Tu scendi dalle stelle”, tradotta in italiano da un testo originale napoletano in cui il sentimento popolare è autentico e perde la sua ricchezza nella versione tradotta, per rimanere ancora su Napoli attraverso il film “Passione” di Turturro, Pino Daniele e il suo rinnovamento della canzone napoletana – splendida la sua “Napul’è” a chiusura della pellicola, una denuncia sociale che è passata meglio di un comizio. Come netta e bella è passata l’immagine che nel film Turturro dà dei vicoli, virtù di edilizia in tempi di miseria, momento del pensiero umano in cui confluiscono per mescolarsi l’abitazione, il lavoro, la familiarità il reciproco appoggio, una sorta di “cooperativa di pronto intervento per tutti”. Il fascino del vicolo, vero e proprio fatto sociologico e letterario.

Per concludere, poeticamente solo come un fine intellettuale come Liguoro sa fare, le parole di un grande artista, Francesco De Gregori, che sembrano sintetizzare il filo rosso di questo divertente, leggero ma nello stesso tempo serio e impegnato excursus sulla nostra canzone : “La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare.”

 

 




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