

di Domenico Savino
VITERBO – E’ una matassa la successione di Ferindo Palombella alla presidenza della Camera di Commercio di Viterbo. Perché è una battaglia di numeri e di voti, ma anche di idee e di uomini. Ci sono due blocchi contrapposti allo stato attuale: se di facciata dicono che l’obiettivo è quello di trovare un candidato unitario, un percorso e un progetto condiviso, dall’altro è proprio sul nome di questo candidato che si fonda la differenza. E i blocchi sono Unindistria e Cna da una parte, Confartigianato, Ascom, Confesercenti e Federlazio dall’altra.
Se i primi un candidato lo hanno espresso (Domenico Merlani), gli altri non propongono un nome, ma credono in una visione aperta e condivisa nel solco tracciato dai quindici anni di presidenza Palombella: e lo hanno espresso a chiare lettere i loro esponenti De Simone, Barlozzini, Peparello e Crea. Anche perché la premessa fondamentale della matassa è che a Viterbo non si è riproposto l’accordo che ha messo sotto la stessa bandiera a Roma gli industriali e le associazioni delle piccole e medie imprese: ''Un’anomalia tutta viterbese – hanno tagliato corto De Simone, Barlozzini, Peparello e Crea – che va al più presto superata''.
Nella Capitale la santa alleanza si chiama ''Roma 97,6'' e ricalca il 97,6% delle piccole e medie imprese romane, di cui fanno parte ben dieci associazioni tra cui Federlazio, Confartigianato, Confcommercio. Insomma mentre a Roma e nel resto della regione si cerca di fare fronte comune contro la crisi a Viterbo ci si divide e le posizioni sono nette. A contribuire a rendere ancor più difficile il labirinto è la modalità di elezione del presidente dell’ente camerale: infatti la giunta è espressione del consiglio e dei rapporti di forza all’interno del consiglio stesso. Si vota prima per il consiglio e poi i consiglieri scelgono presidente e giunta. Il rischio è che i blocchi contrapposti restino tali (ieri sono stati presentati gli apparentamenti), che non si giunga ad una sintesi e che la giunta sia equamente divisa tra le due fazioni. In un quadro così complicato il lavoro del presidente sarebbe oneroso e irto di insidie.
Dall’incontro con il quadrumvirato formato da De Simone, Barlozzini, Peparello e Crea c’è la disponibilità a trattare perché i problemi delle aziende ''non sono quelli che riguardano il nome del presidente – ha specificato il direttore di Federlazio Crea – quanto di come questa persone sia in grado di far uscire le aziende dalla crisi, quali saranno le politiche per facilitare l’accesso al credito delle imprese, i progetti per l’internazionalizzazione. Le piccole e medie imprese hanno problemi comuni, ecco perché noi oggi non proponiamo un nome, ma cerchiamo un progetto condiviso''.
Barlozzini (Ascom) spiega come sia necessario ''per un presidente avere il consenso maggiore all’interno della giunta e soprattutto nel viterbese un presidente non può non essere sostenuto dal mondo del commercio e del turismo''. Un modo sottile, ma quantomai efficace per far capire che la trattativa può andare bene a patto che ci siano dei punti fermi: ad esempio il nome di Merlani divide. De Simone (Confartigianato) sostiene la natura inclusiva del progetto: ''Non vogliamo escludere nessuno, siamo aperti e disponibili al dialogo l’importante è che il progetto sia condiviso''. Peparello (Confesercenti area turismo) insiste: “Il presidente deve essere una sintesi dei programmi, io sono da sempre un fautore della programmazione negoziata in Camera di Commercio e non si può non valutare positivamente il lavoro che fino ad ora ha fatto Ferindo Palombella''.
Le posizioni sono distanti, le elezioni saranno a maggio e non sono esclusi altri colpi di coda.