ANNO 16 n° 273
L'autopsia esclude la pista dell'omicidio
Una settimana fa l'ultimo ricovero per coma etilico di Roberta Ortolani

di Alessia Serangeli

VITERBO – Una vita borderline, ai margini della società. Un’esistenza consumata dall’alcol e dalla droga. Da psicofarmaci, antidepressivi e chissà quali altre sostanze. Da un mal de vivre che, in più di un’occasione, l’aveva spinta farla finita. E’ in quell’arto offeso che portava i segni ben visibili di un tentativo di suicidio: alla sua mano destra mancavano due dita. Se le era mandate in cancrena dopo essersi iniettata un mix letale di farmaci e gliele avevano amputate.

Roberta Ortolani, a Viterbo, la conoscevano più o meno tutti. Era nota per i suoi raptus di rabbia, che la sorprendevano, così, da un momento all’altro senza motivo, e che sfogava sul primo malcapitato che le si trovava davanti. Non era raro avvistarla in via della Marrocca o in piazza delle Erbe mentre se le dava di santa ragione con il compagno Marco. Lo stesso che, una decina di giorni fa, era stato denunciato per lesioni aggravate: aveva mandato all’ospedale Belcolle il fratello di Roberta dopo averlo picchiato selvaggiamente. Risultato: trenta punti di sutura in testa.

Anche Roberta, giovedì scorso, era finita nel nosocomio cittadino per un coma etilico. Erano stati alcuni residenti di piazza Dante a dare l’allarme al 118. “C’è una donna a terra priva di sensi”. Un’ambulanza era giunta sul posto e l’aveva prelevata per farla ricoverare.

Cinque giorni dopo, gli stessi operatori sanitari l’avrebbero trovata cadavere nell’appartamento che condivideva con Marco.

Quell’appartamento che, ieri l’altro, è stato perlustrato in largo e in lungo dagli uomini di Squadra mobile e Polizia scientifica. “Effettivamente abbiamo trovato situazioni anomale”, avevano riferito gli investigatori, lasciando intuire che le ipotesi più accreditate sulla morte di Roberta erano due: overdose di droga e farmaci ed omicidio.

A fare chiarezza, i risultati dell’esame autoptico, che si è svolto ieri pomeriggio nel cimitero San Lazzaro. Immediate sono arrivate le prime risposte, almeno quanto alla pista dell'omicidio. Esclusa. “In seguito all'ispezione – hanno riferito gli organi inquirenti - l'equipe medico-legale ha accertato che il cadavere non presentava segni riconducibili ad eventi traumatici esterni”. Rimane in piedi, quindi, solo l’ipotesi overdose. “A questo punto, per capire da cosa sia stata causata, bisognerà attendere il responso degli esami tossicologici”.

Ieri mattina, nel frattempo, in Questura sono stati ascoltati i genitori della Ortolani, che risiedono in provincia di Roma e che sono gli affidatari dell’unico figlio della donna. “Sono persone perbene”, dicono a Viterbo. Eppure, circa tre anni fa, hanno perso un’altra figlia, afflitta dallo stesso mal de vivre della sorella. Anche lei abusava di alcol e droga. Morì di Aids.

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