ANNO 16 n° 271
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''L’amore deve diventare carità concreta, non solo un’emozione''
Il vescovo Piazza ha inaugurato l'anno giubilare della Diocesi

VITERBO - (Max Vismara) Oggi pomeriggio alle 17.15 il vescovo Orazio Francesco Piazza ha aperto l’anno giubilare della Diocesi.


Il rito è cominciato con il ritrovo alle 16.30 con il ritrovo dei fedeli a piazza del Gesù, poi dopo i riti introduttivi nella chiesa di San Silvestro, il vescovo ha ricevuto in dono il bordone, realizzato dagli artigiani locali Alessio Gismondi e Marco Bracci con il legno di castagno dei monti Cimini e dei chiodi dei barconi naufragati a Lampedusa. Si tratta di un  bastone utilizzato dai pellegrini durante il loro viaggio. In questo caso il bordone è stato realizzato dagli artigiani locali Alessio Gismondi e Marco Bracci con il legno di castagno dei monti Cimini e dei chiodi dei barconi naufragati a Lampedusa.

Poi la processione è partita con intesta la croce, diretta al duomo di piazza San Lorenzo.Qui dopo l’ostensione della croce e l’ingresso in cattedrale, due momenti solenni, il giubileo viterbese è partito ufficialmente.


In chiesa, oltre ai parroci delle parrocchie viterbesi, le massime autorità civili e militari del territorio, tra cui: la sindaca Chiara Frontini, assessori e consiglieri comunali, la consigliera con delega alla via Francigena e Giubileo Alessandra Croci, il consigliere regionale Daniele Sabatini, il presidente della Provincia Alessandro Romoli, il prefetto Gennaro Capo e i membri della confraternita del Gonfalone, che hanno portato in processione la croce fino al duomo.

“L’anno giubilare è un periodo di grazia in cui siamo chiamati a vivere responsabilmente gli impegni della chiesa ha detto il vescovo nell’omelia -. L’amore deve diventare carità concreta, non solo un’emozione. E la speranza non è solo attesa individuale, ma una speranza condivisa che trasforma il cuore dell’uomo.


Fondamentale il rispetto per il creato e l’impegno per la sua salvaguardia - ha concluso Piazza -, così come la promozione di un’economia dal volto umano che dia dignità al lavoro”.

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