ANNO 16 n° 274
L’agricoltura nella Tuscia è veramente sostenibile?
La transizione non deve essere solamente energetica, ma anche agronomica

 

VITERBO – L’agricoltura è uno dei principali punti di forza della zona del Viterbese, però è necessario utilizzare i giusti mezzi nel rispetto della salute ambientale ed umana: il diserbo con l’utilizzo di fitofarmaci è uno strumento efficace, ma esistono tante alternative di origine naturali e non dannose.

In quest’ultimo periodo molte realtà stanno affrontato l’ondata di transizione energetica, ovvero dall’energia ricavata da fonti fossili si passa all’energia prodotta da fonti rinnovabili con grandi vantaggi per la salute ambientale. Perché non si verifica lo stesso all’interno del settore agricolo?

Il clima e il territorio della Tuscia permettono la coltivazione di splenditi prodotti, troppo spesso però vengono utilizzati metodi di coltivazione non sostenibili e pericolosi per il benessere del territorio e dell’agricoltore. Nel caso specifico dei fitofarmaci alcuni comuni hanno cominciato a bandire il principio attivo denominato Glifosato, un erbicida ad azione disseccante utilizzato per migliorare il rendimento agricolo.

Dal punto di vista tecnico questa tipologia di disseccante è eccezionale in quanto ha effetto in pochi giorni ed ha un costo molto basso. Sfortunatamente il principio attivo risulterebbe essere dannoso per la salute umana per questo motivo molti comuni, come è avvenuto ultimamente per la città di Nepi, e alcune regioni, la prima è stata la Calabria nel 2016 e dal 2022 il divieto avrà valore anche in Toscana, hanno deciso di bandirlo oppure limitarne il suo uso allo stretto necessario. In altre realtà, invece, viene ancora utilizzato per agevolare la lavorazione dei noccioleti e la raccolta di altri prodotti.

La Tuscia è la regina del Nocciolo (Corylus avellana) varietà 'tonda gentile romana' e le sue tecniche di coltivazione molto spesso sono state prese di mira dalla salvaguardia ambientale, però difficilmente si parla di metodologie alternative. Rispettare l’ambiente è una grande missione, ma se agli agricoltori non si danno i giusti mezzi alternativi la situazione potrebbe creare unicamente contrasti spiacevoli.

“In alcune zone l’utilizzo del Glifosato è vietato a causa della vicinanza a corsi d’acqua oppure abitazioni – spiega Bengasi Battisti, medico ed attivista - ma a volte viene utilizzato andando contro le regole. Un obbiettivo importante sarebbe quello di sensibilizzare i cittadini e le istituzioni comunali a riconoscere quando un terreno potrebbe essere trattato con un prodotto vietato ed intervenire con i rispettivi controlli”.

Molti disseccanti, tra cui anche il Glifosato, rilasciano nel terreno tracce abbastanza riconoscibili: seccando le erbacce, come suggerisce il nome, è possibile vedere una distesa di piante ingiallite a causa dell’azione del fitofarmaco.

Anche se non tutti le piante da coltivazione gradiscono il diserbo (e il nocciolo è tra queste), la procedura viene da alcuni utilizzata per agevolare le tecniche di raccolta. “Attraverso alcuni macchinari come le trinciatrici – delucida Battisti - è possibile tosare il prato senza intaccare la salute della pianta da coltivazione e mantengono quel rapporto sano tra suolo e coltivazione. Il nocciolo e il vitigno sono piante che si trovano anche nei boschi, per cui il corretto equilibrio con specie erbacee è un vantaggio per questa coltivazione; in aggiunta in questo modo la cultivar viene protetta anche da malattie: quando si desertifica un terreno vengono alterati degli equilibri biologici.

Gli antagonisti dei parassiti – chiarisce Battisti - che normalmente si trovano sul terreno poiché svolgono il loro ciclo vitale con temperature ed umidità tali che possono essere garantiti soltanto dalla presenza dell’erba, con la desertificazione data dal diserbo scompaiono e quindi i parassiti possono prendere piede. Per evitare il danneggiamento della cultivar, in questo caso, sono necessari ulteriori trattamenti con fitofarmaci i quali, a causa del loro utilizzo cronico, potrebbero rendere i parassiti sempre più resistenti ai prodotti.”

E’ anche noto che alcune specie possano arricchire il terreno con sostanze nutrizionali utili alla coltivazione, ma sarebbe necessario un ulteriore mole di lavoro visto che non solo si deve badare alla corretta salute e crescita della cultivar, ma anche del terreno e il monitoraggio delle specie presenti in modo tale da creare un ambiente ricco di coinquilini che si aiutino l’un l’altro e non di infestanti che sottraggono nutrienti preziosi alla cultivar.

“Il diserbo con determinate sostanze chimiche è una pratica molto economica e veloce che permette una facilitazione del lavoro all’interno del campo – continua – in questo modo si ha un risparmio in termini di tempo e denaro, tuttavia in contrasto con la salute.”

Il diserbo, quindi, può essere effettuato anche con mezzi sostenibili per l’ambiente, ma questo si ripercuote nel costo del prodotto finale. E’ necessario, in conclusione, coinvolgere gli agricoltori nella salvaguardia ambientale, ma soprattutto il consumatore finale in quanto è il vero motore del mercato ed necessario che capisca il giusto valore del prodotto.

Un’agricoltura sostenibile è formata da processi meno impattanti e, purtroppo, più costosi rispetto alle metodologie tradizionali. Gli agricoltori che hanno già effettuato la transizione agricola sono presenti nel territorio dell’alto Lazio, insieme a quelli che si operano per la lavorazione secondo le norme del biologico. Alcuni contadini, invece, ancora sono restii al cambiamento forse spaventati dal prezzo del prodotto finale.

L’aumento del costo del cibo che giungerà sulle tavole delle abitazioni è poca cosa se si considera il rispetto per la salute del territorio, dei lavoratori e anche del consumatore.




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