ANNO 16 n° 276
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l'uomo arrestato a Ostia
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Ladri incastrati grazie
alle tracce di sangue
Il Dna appartiene al capobanda, romano di 61 anni, autore di altri furti

VITERBO - La ''prova regina'' che ha incastrato gli autori del furto sacrilego compiuto il 2 maggio scorso nella chiesa di San Giuseppe a Tarquinia, dove fu rubato il ''tesoro'' del Cristo Risorto, oltre 5 chili di oro e gioielli, è costituita dal Dna del capobanda, un romano di 61 anni, arrestato questa mattina a Ostia dagli uomini del commissariato locale, diretto da Gina Cordella e dai colleghi della Squadra Mobile di Viterbo, guidati dal vicequestore Fabio Zampaglione.

Mentre con la fiamma ossidrica e una mazza i malviventi erano intenti a forzare la pesante lastra di vetro antisfondamento della teca in cui erano custoditi i preziosi, l’uomo si ferì, probabilmente con una scheggia. Durante il successivo sopralluogo, la polizia rilevò sui frammenti di vetro delle tracce ematiche che furono subito repertate e consegnate alla scientifica. ''Il Dna estratto – hanno spiegato Cordella e Zampaglione nel corso di una conferenza stampa – corrisponde perfettamente con quello dell’uomo arrestato a Ostia. Tra l’altro – hanno aggiunto –, durante la perquisizione domiciliare, nella tela di uno zaino in suo possesso, sono stati trovati dei frammenti di cristallo identico a quello delle teca e altre tracce di sangue che, confrontate, sono risultate identiche a quelle lasciate nella chiesa''.

Dell’oro, il cui valore è di oltre 100mila euro, invece, non è stata trovata alcuna traccia. ''E' probabile – hanno spiegato Cordella e Zampaglione – che sia stato subito fuso e venduto, mentre gli oggetti più antichi potrebbero essere finiti sul mercato antiquario illegale''.

Oltre al capobanda, sono state denunciate a piede libero altre due persone, entrambe residenti a Roma. Secondo gli investigatori avrebbero partecipato al furto sacrilego. ''Con tutta probabilità – hanno sottolineato –, dopo aver compiuto vari sopralluoghi, i tre si nascosero nella chiesa e, intorno alle 13, quando sapevano che il portone sarebbe stato chiuso, entrarono in azione con la fiamma ossidrica e una mazza. Scelsero di agire il 2 maggio perché quel giorno, a Tarquinia, si svolge la fiera delle macchine agricole, un evento che richiama migliaia di visitatori e tiene impegnate le forze dell’ordine''.

Per risalire al capobanda e quindi ai suoi complici, come hanno spiegato i due funzionari, è stato però determinante anche il contributo della polizia locale di Tarquinia. Un agente, infatti, insospettito da un personaggio, prese il numero della targa dell’auto su cui viaggiava in compagnia di altre due persone e, una volta scoperto il furto, lo comunicò al commissariato di Ps. L’auto apparteneva all’uomo arrestato oggi. Sono così iniziati sei mesi di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, controlli, che hanno portato gli investigatori anche in Spagna, dove il sessantunenne, probabilmente perché si sentiva braccato, si era trasferito. E’stato ammanettato poco dopo il ritorno in Italia.

Messi insieme tutti gli elementi raccolti e consegnati alla procura della Repubblica di Civitavecchia, competente per territorio, il Pm ha chiesto e ottenuto dal Gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita questa mattina in collaborazione con il commissariato di Ps di Ostia. Sono state perquisite anche le abitazioni dei presunti complici dell’arrestato, ai quali è stato notificato l’avviso di garanzia.

''Il risultato dell’indagini – hanno concluso Cordella e Zampaglione – è stato frutto di una sinergia tra il commissariato di Ps di Tarquinia, la Squadra Mobile di Viterbo e la polizia locale. Preziosa è stata anche la collaborazione della scientifica e del commissariato di Ostia''.

 

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