ANNO 16 n° 273
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La Viterbo che lavora secondo Biribicchi
Le idee della lista che si presenta come outsider nella corsa a Palazzo dei priori

VITERBO - “Ecco la dimostrazione che noi siamo la Viterbo che lavora, che lavora veramente”, dice verso le 11.35 il candidato sindaco Ugo Biribicchi. Già, perché nel giorno di presentazione ufficiale della sua lista – la lista Viterbo che lavora– qualcuno arriva tardi, altri sono assenti giustificati perché impegnati, appunto, nelle loro consuete attività. Alla fine, però, dietro il tavolo allestiti dal ristorante Il Molino a Valle Faul, c’è un bel gruppetto di aspiranti consiglieri comunali, seduti ai fianchi dello stesso Biribicchi. A lui, 49 anni di cui venti vissuti a Viterbo (è nato a Pitigliano), imprenditore nel ramo degli impianti elettrici, “molto impegnato nel sociale”, tocca il compito di spiegare perché dovrebbe essere votato per Palazzo dei priori alle prossime elezioni del 26 e 27 maggio.

FONDI EUROPEI “Perché voglio cambiare qualcosa in questa città. Perché vogliamo realizzare quelle cose che sono ancora incompiute. Non sono troppo critico rispetto alle amministrazioni che hanno guidato Viterbo negli ultimi tempi, dico soltanto, e sottolineo, che non hanno fatto tutto quello che ci poteva fare. Non ci sono soldi? Non è vero, ci sono i fondi europei che possono essere sfruttati in modo migliore e più diffuso di come è stato fatto. Perché questo è un territorio unico fatto di tante piccole unicità: non abbiamo grandi industrie, ma la nostra ricchezza sono l’artigianato, e dunque il commercio, e le risorse ambientali e culturali. L’Europa può aiutare nella gestione delle nostre ricchezze, così come possono contribuire i privati, in un’ottica di collaborazione proficua che non ha niente a che vedere con le parentopoli varie e tutto il contorno di sterili polemiche”. Biribicchi cita l’esempio di Brescia, con la cura delle rotonde stradali affidata alle aziende che poi le usano per farsi pubblicità, e poi s’immerge in un altro argomento forte di questa campagna elettorale: il centro storico, con i relativi progetti di tutela e valorizzazione.

CENTRO STORICO, PARLIAMONE “Il centro di Viterbo vale quello di Siena, o di Perugia. Va chiuso al traffico? Parliamone, personalmente posso essere favorevole, ma anche disposto al confronto con chi la pensa in modo contrario. Di certo il 25 aprile, con San Pellegrino in Fiore in pieno svolgimento, io e i miei ragazzi abbiamo contato 400 macchine che transitavano in pochi minuti da piazza del Comune. Per andare dove? Per fare cosa? Un centro aperto così, entrare da Porta romana solo per uscire da Valle Faul, non serve a nessuno, tantomeno ai commercianti. Ma ripeto: se ne può parlare tranquillamente, senza preconcetti”. Da qui alla fantomatica “cultura”, il collegamento è naturale: “La crescita culturale di una città arriva solo se ci sono le condizioni: logistiche, economiche, sociali. Qualcuno ne ha fatto un cavallo di battaglia del suo programma, e penso a Filippo Rossi (candidato con un’altra lista civica, Viva Viterbo, ndr), al quale riconosco il merito di credere in quello che ha fatto con Caffeina. Ma ha personalizzato troppo la questione, e ho l’impressione che alla fine si sia dimenticato troppo di Viterbo. Comunque, la cultura è anche la biblioteca comunale, che non conosce nessuno, i palazzi che vengono abbandonati quando potrebbero diventare importanti riferimenti culturali. I cinema e gli spazi di aggregazione che chiudono i battenti. E’ possibile, per esempio, che la sala del conclave a Palazzo dei papi sia chiusa? Chi glielo spiega ai turisti?”.

SALUTE E SOCIETA’ La formazione di Viterbo che lavora  è giovane, composta da persone magari poco conosciute (può essere un pregio, ma anche un limite) che hanno convinto Biribicchi a mettersi in gioco: “Soltanto i giovani possono ispirare il cambiamento”. E i giovani si presentano: ci sono un paio di infermieri, un disoccupato, una donna italo-brasiliana, un’operatrice nel campo della ristorazione, un altro nel termalismo. Ancora Biribicchi: “Conosciamo i problemi di questa terra, di questa città. Sappiamo che la sanità soffre di problemi immensi, che ospedali come quello di Terontola, in Umbria, assorbono le liste di Belcolle e che lo stesso Belcolle è appesantito dai pazienti che prima si rivolgevano ai piccoli ospedali della provincia, come Acquapendente, ora dismessi. Mi chiedo se non si possano sfruttare meglio le strutture convenzionate, le Rsa: la clinica Santa Teresa sta diventando una cattedrale nel deserto, facciamoci un poliambulatorio. E Villa Rosa? La vogliono chiudere ma è piena di macchinari, potrebbe alleggerire il carico di pazienti di Belcolle”. Facile a dirsi, molto più difficile a farsi, visto che di mezzo ci sono grandi soggetti privati con lo zampino della politica regionale.

LIBERI LIBERI Biribicchi e i suoi confidano molto nel contributo del mondo sociale, delle associazioni di categoria e di volontariato, e non sembrano rinunciare a priori ad eventuali appoggi in vista del secondo turno, del ballottaggio: “Vogliamo i voti di chi condivide le nostre idee e chiederemo voti a chi vuol davvero cambiare la città. Ma oggi non so dire chi potremmo sostenere: abbiamo la fortuna di essere un movimento, di essere liberi da qualsiasi diktat di partito. Anche perché la divisione partitica non porta niente: bisogna trovare l’incontro attraverso le idee. Se ce l’hanno fatta al Governo, Pd e Pdl, perché non si può fare per il bene di Viterbo?”. E la domanda di Biribicchi resta lì, sospesa a mezz’aria sopra Valle Faul e sopra la testa dei viterbesi. Votanti e non.




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