

VITERBO - C’è un filo che lega la tappa viterbese della fiaccola olimpica 2025 alle Olimpiadi di Roma del 1960: un filo fatto di storia. Non è un caso che la fiaccola concessa in questi giorni alla città sia proprio quella del 1960, l’anno in cui si svolsero i primi Giochi “Paralimpici”, anche se non ufficiali, della storia.
(Nicolò Marconi con in mano la fiaccola del 1960)

Cosa cambiò dall’edizione del 1960?
Accanto ai Giochi tradizionali, si svolsero quelli che oggi vengono riconosciuti come i primi Giochi Paralimpici della storia, sebbene all’epoca non avessero ancora questa denominazione.
Tra i tedofori scelti tra i viterbesi per il passaggio del 7 dicembre c’è infatti Nicolò Marconi, giovane viterbese dell’associazione Lo Zucchero Filato, una realtà che da anni promuove inclusione e crescita attraverso lo sport e le attività sociali. Per lui, questa esperienza è “una cosa stupenda”, un’occasione che ci riporta, ancora una volta, una prova tangibile di quanto il movimento paralimpico sia ormai parte integrante dello spirito olimpico.
La fiaccola del 1960, testimone della nascita delle Paralimpiadi, torna a Viterbo proprio mentre un giovane atleta ne onora l’eredità, portandola lungo uno dei 200 metri del percorso cittadino.
Accanto a lui ci saranno anche Omar Sabatini e Stefano Zucchi. Ma la storia di questa tappa passa soprattutto dal messaggio che unisce passato e presente: quello di uno sport capace di includere, unire e dare voce a tutti.