ANNO 16 n° 275
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La sfinge di Vulci svela
tutti i suoi misteri
In mostra fino al 30 ottobre i reperti rinvenuti nell'ultima campagna di scavi

VITERBO - Testa di donna, corpo di leone, coda di serpente e ali d'aquila: la straordinaria Sfinge di Vulci, scolpita in nenfro nel VI secolo a.C., è la star assoluta della mostra aperta fino al 31 ottobre al Museo Archeologico Nazionale di Vulci, allestita della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Etruria meridionale, in collaborazione con i comuni di Montalto di Castro e Canino.

La straordinaria statua funeraria rinvenuta durante gli scavi  dagli archeologi della società Mastarna durante la recente campagna di scavo iniziata nel novembre del 2011, nella necropoli dell'Osteria. Già nota dall'800, la necropoli ha già svelato alcune delle più importanti testimonianze funerarie etrusche come come la Tomba del Sole e della Luna, la Panatenaica e quella dei Soffitti Intagliati.

La mostra racconta le scoperte frutto delle ultime indagini che hanno consentito di riportare alla luce la cosiddetta Tomba della Sfinge, monumentale ipogeo funerario risalente al VI secolo a.C. dalla complessa architettonica: un lungo e monumentale dromos, un corridoio, di 28 metri che conduce al vestibolo e alle camere funerarie, databili in un arco di tempo compreso tra la metà del VI e l'inizio del V sec. a.C. appartenuta a uno stesso gruppo familiare aristocratico di notevole importanza sociale che qui seppelliva i suoi membri. E qui è riemersa la magnifica Sfinge, probabilmente collocata all'ingresso della sepoltura allo scopo di proteggere i defunti e accompagnarli nell'Aldilà.

In mostra anche tutti i corredi funerari rinvenuti all'interno e in prossimità della Tomba della Sfinge, che testimoniano i vari rituali funebri utilizzato per alcuni dei defunti sepolti, con ricchi materiali di produzione greca, tra cui un'anfora utilizzata come urna per la raccolta delle ceneri del defunto.




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