

di Fabio Tornatore

VITERBO - La Tuscia è ricca di potenzialità, stando anche ai dati su quante aziende, soprattutto multinazionali estere, investono sul territorio: soprattutto in energia e materie prime strategiche. 'La Tuscia non trattiene, produce per altri' fa sapere Giovanni De Caro, ingegnere, del Comitato Scientifico nazionale AIOS e presidente nazionale dell'Associazione Cooperatori Interforze Ecologia e Cultura, 'oggi nel viterbese sono installati 0,65 Terawatt ora per anno di fotovoltaico e 0,10 di eolico, che generano 110 milioni di euro all'anno di incentivo statale, eppure solo 10 di questi restano sul territorio, sotto forma di affitti dei terreni. Il resto vola via verso fondi esteri. Questa è la fotografia di un territorio che produce valore ma non lo trattiene'.
“Mentre la Tuscia non beneficia della ricchezza energetica che genera” continua De Caro 'arrivano nuove richieste di sfruttamento minerario: concessione per l'estrazione di fluorite a Bracciano, da parte di una società australiana, e cinque richieste di concessione per l'estrazione di litio a Nepi, tramite pompaggio di acque sulfuree profonde. Materie prime critiche, strategiche per l'industria europea. Inoltre, tra Tuscia e Orvietano sono presenti riserve significative di torite, minerale ricco di torio: il combustibile dei reattori di IV generazione, in particolare gli SMR al torio. Il torio non produce plutonio, genera scorie minime, è intrinsecamente sicuro, può alimentare reattori per decenni, potrebbe coprire 3/4 del fabbisogno elettrico italiano”.

Il grande tema assente: la geotermia. “La Tuscia è la seconda area geotermica d'Italia” continua De Caro “dopo i Campi Flegrei e prima della Toscana. Eppure, nessun impianto ORC a bassa entalpia (fino a 2 MW), nessun distretto termico, nessuna comunità energetica geotermica, nessun utilizzo agricolo o industriale del calore. Gli studi europei GEISER/GEISER-WR hanno già certificato il rischio basso per la bassa entalpia e potenziale enorme per calore e microgenerazione. Eppure, tutto resta fermo”.
La proposta: “La Tuscia” propone il presidente dell’associazione nazionale “potrebbe diventare una Energy Valley pubblica e locale: comunità energetiche vere, impianti sotto 1 MW diffusi, geotermia ORC fino a 2 MW, accumuli distribuiti, micro-teleriscaldamento, con l'obiettivo di trattenere almeno 40 milioni/anno sul territorio; un distretto delle materie prime critiche, con regole chiare, estrazioni solo con filiera locale, lavorazione in loco, royalties ai Comuni'.
'Un modello demografico intelligente' conclude 'sarebbe quello di trattenere i laureati, attrarre imprese tecnologiche, formazione tecnica avanzata, stop al modello 'importiamo manodopera non qualificata'. Il modello da seguire è quello 'Agricoltura, Energia, Industria', la Tuscia può essere la prima provincia italiana a energia 100% locale, un distretto agro-energetico, un polo di trasformazione alimentare, un hub di ricerca geotermica e mineraria. La Tuscia non è povera. È impoverita. È ricca di energia, minerali, geotermia, acqua, competenze, storia, paesaggio e biodiversità'.