ANNO 16 n° 272
Foto precedente
Foto successiva
La prigionia di Marcello Coppola, l'appello disperato per un alloggio dignitoso
Una battaglia contro l'indifferenza: il grido di aiuto di una famiglia per 'restituire a un uomo disabile la dignitą negata da un sistema che lo ha abbandonato.'

CIVITA CASTELLANA - 'Mi chiamo Daniela Maria Coppola e scrivo queste parole per conto di mio fratello, Antonio Marcello, un uomo che da quarant'anni vive nel suo appartamento in Via Rio Purgatorio 17, al terzo piano di una casa popolare, a causa della sua disabilità aggravatasi fortemente negli ultimi anni. Antonio è invalido al 100%, affetto da emiparesi spastica e da epilessia, condizioni che lo costringono a dipendere da una sedia a rotelle e da un aiuto costante. Nonostante le sue gravi condizioni, il nostro appello per un alloggio più adeguato è stato ignorato, lasciandoci in una situazione insostenibile.

La nostra storia non è solo quella di una famiglia in difficoltà, ma di un sistema che continua a non rispondere ai bisogni più elementari delle persone fragili. Anni fa, dopo una lunga battaglia, siamo riusciti a ottenere l’installazione di un montascale, una soluzione che si è rivelata temporanea e inefficace. Il montascale si è guastato poco dopo essere stato messo in funzione e, da oltre due anni, è inutilizzabile, abbandonato a sé stesso, pericolante e ormai divenuto un simbolo del nostro isolamento.

Marcello vive ogni giorno con la consapevolezza di essere prigioniero del suo stesso appartamento. Il semplice desiderio di uscire all'aria aperta è diventato un ostacolo insormontabile. La sua salute, già compromessa, non migliora certo in queste condizioni. Recentemente, abbiamo appreso che si era liberato un appartamento al primo piano di una palazzina di fronte alla sua, Via Rio Purgatorio 20, che avrebbe rappresentato la soluzione definitiva per il suo problema. Questo trasferimento avrebbe significato per mio fratello la possibilità di riappropriarsi di una dignità che gli è stata negata.

Inizialmente, l’istituto ATER aveva dato una risposta positiva alla nostra richiesta di cambio alloggio, arrivando persino a fissare un appuntamento per la consegna delle chiavi. Purtroppo, il giorno successivo, con un’altra telefonata, ci è stato comunicato che il trasferimento non sarebbe avvenuto, poiché hanno ritenuto che non fosse la soluzione migliore per mio fratello. Ma quale potrebbe essere una soluzione migliore se non quella di permettergli di vivere in un ambiente accessibile e sicuro?

Questa vicenda è la dimostrazione di quanto sia urgente e necessario un intervento immediato. Non possiamo accettare che Marcello continui a vivere in queste condizioni, senza una reale possibilità di miglioramento. Non chiediamo il superfluo, ma solo ciò che è giusto e dovuto per garantire una vita dignitosa a una persona che ha già sofferto troppo. Anche la sua situazione psicologica ci preoccupa molto, al punto che siamo dovuti ricorrere ad uno psicologo per lui continuava a ribadire: “ Se non esco dalle scale, lo farò dalla finestra”.

Chiedo, a nome di mio fratello, che si ponga fine a questa situazione. Il trasferimento in un appartamento al piano terra o al primo piano è l’unica soluzione adeguata. Non si tratta solo di comodità, ma di una necessità vitale. Ogni giorno che passa senza una risposta concreta è un giorno in cui Marcello vede svanire la speranza di una vita migliore.

L’istituto ATER e le autorità competenti devono assumersi la responsabilità di questa situazione e agire con urgenza. Non possiamo più aspettare. È una questione di giustizia, di dignità e di umanità.

Spero che queste parole possano toccare le giuste corde e portare a un cambiamento reale. Non possiamo abbandonare le persone più fragili, dobbiamo assicurarci che abbiano il supporto e le risorse necessarie per vivere una vita dignitosa. Antonio Marcello merita di essere ascoltato e di ottenere finalmente ciò che gli spetta di diritto.




Facebook Twitter Rss