

VITERBO - “La pistola? Ma quale pistola!. Me la sono ritrovato nell'auto perché è un giocattolo del mio nipotino”. Così, serafico, ha risposto agli uomini della Squadra mobile il 65enne che giovedì sera ha seminato il panico alle poste centrale di via Ascenzi, a Viterbo.
L'uomo, intorno, alle 18 è entrato negli uffici cittadini prendendosela con una malcapitata impiegata perché non riusciva a prelevare denaro dal bancomat.
La donna, accertato come stava la situazione, gli aveva spiegato che il suo non era un conto corrente, bensì un conto di deposito che consente solo un certo numero di operazioni. Lui non ci aveva visto più e aveva estratto la pistola puntandola contro l'impiegata. Poi la fuga, non rendendosi affatto conto di quello che aveva fatto e, soprattutto di quello che poteva succedere.
“La pistola non aveva il tappo rosso e, a prima vista, sembrava vera: ci rendiamo conto se, in quel momento, ci fosse stato un rappresentante delle forze dell'ordine cosa sarebbe potuto accadere?”, hanno spiegato gli uomini della Polizia postale, la cui sede confina con quella della Poste e che, quindi sono stati i primi ad arrivare in loco.
Sul posto, una manciata di minuto dopo, sono giunti i poliziotti di Fabio Zampaglione che, grazie ad una ricerca incrociata tra testimonianze e ultimi movimenti postali effettuati, sono risaliti al 65enne. Era a casa, insieme al genero che, tra l'altro, è impiegato proprio alle Poste centrali viterbesi.
“Nessuno dei due in realtà si è reso bene conto di quanto era successo”, hanno riferito gli uomini della Questura. Intanto, però, si è beccato una denuncia per violenza privata aggravata per l'uso dell'arma.