

VITERBO – La moglie non gli prepara la cena, né il pranzo. Non lo fa mangiare a sufficienza. Così dopo mesi e mesi di agonia decide di andarsene. Di fare le valigie e dare una svolta decisiva alla propria vita. Scendendo al piano di sotto, dalla madre. Nell’appartamento della sua infanzia in cui ha tutte le attenzioni necessarie.
Peccato però che, ora, M.V. cinquanta anni, originario di Marta, sia a processo per aver abbandonato il tetto coniugale e aver lasciato la moglie senza il necessario per andare avanti. Rischia fino a un anno di reclusione e intanto, in aula, sfilano i testimoni.
''E’ sceso di sotto da me perché la moglie urlava continuamente – spiega al giudice la madre dell’uomo - e non lo faceva mangiare mica’’. E non perché non avesse i soldi necessari per preparare pranzi e cene adeguati, ''ma perché proprio non le andava’’, prosegue il figlio, classe 1994, che da tempo ormai, non ha più rapporti con la madre.
''Non le interessava cucinare, non le interessava cercare lavoro. Vivevamo tutti sulle spalle di mio padre, un pittore edile con dei lavoretti saltuari’’, prosegue, ''e che comunque, anche dopo essere andato via di casa, ha continuato a dare a me e alla mamma quello che poteva. Qualche settimana 100 euro, altre volte 150. Insomma a seconda di quanto guadagnava’’. Ecco perché il ragazzo è scettico all’idea che ora proprio il padre sia imputato nel processo.
''Mamma in casa non faceva nulla, io e papà ce ne siamo andati per sfinimento: era un continuo litigare. Era un continuo urlare e acciuffarsi. Non ci faceva mangiare a sufficienza, non dava alcun aiuto. Neanche economico. Se oggi sono come sono è grazie a mio papà e ai miei nonni, che mi hanno cresciuto come un figlio.’’
Si tornerà in aula il prossimo 17 maggio per ascoltare la versione dell’imputato e arrivare alla sentenza.