ANNO 16 n° 273
La immobilizzarono per rubargli il denaro
A processo una prostituta e il suo protettore

di Stefano Marini Balestra

VITERBO - Nel menù delle prestazioni offerte da una prostituta operante anni fa al centro di Viterbo, era compreso, per modico prezzo, un “sesso a quattro”.

La ragazza allora dicianovenne, che riceveva i clienti con la complicità del vicino di casa che gli aveva procurato la sede per il suo lavoro nonché dallo stesso clienti, con la compagnia di altre sue colleghe aveva occasione di offrire alla clientela sesso di gruppo.

Bussò alla porta un tale che ella conosceva già per averlo avuto già cliente “scorretto”, per di più rapinatore del suo ricavato quando eseguiva il suo lavoro sulla superstrada, quindi gli sbattè la porta in faccia, ma le altre, complici del primo aprirono e, una volta all’interno, la immobilizzarono perché non reagisse. Infatti, questo soggetto, in combutta con le altre prostitute non aveva interesse ad un’attività di sesso, ma di rapina.

Il terzetto, le due prostitute e l’uomo, iniziarono far razzia nell’appartamento per cercare denaro.

Le grida, però, della vittima, nel silenzio di una notta di mezz’estate di sei anni fa richiamarono la polizia che accorsa sul posto, trovandola rifugiata nella casa del suo vicino, presumibilmente il suo protettore.

Sono pertanto finiti a processo sotto varie accuse formulate dalla PM Chiara Capezzuto una delle prostitute che si era accordata per la rapina con l’uomo presentatosi cliente ed il vicino di casa.

Il verdetto del Collegio presieduto dalla dr.ssa Mattei è stato il seguente: condanna a tre anni e quattro mesi per la squillo e due anni e mezzo al protettore.

 




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