ANNO 16 n° 273
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La gaffe di Di Battista: ''Sfiduciato Michelini''
Il deputato del M5S su Facebook. Ma non č l'unica perla dei grillini...

di Andrea Arena

VITERBO – Inguaribili gaffeurs, tenerissimi irriducibili, talmente buffi da far sembrare Checco Zalone un ufficiale del Savoia cavalleria. Se non ci fossero, questi del Movimento Cinque Stelle, bisognerebbe inventarli, o almeno proporre la loro creazione a qualche diavolo di blog, di direttorio, di comitato, di Gran consiglio delle giovani marmotte.

L'ultima conferma è arrivata proprio ieri, da uno degli esponenti di spicco del partito fondato, (etero)diretto e guidato dal dinamico duo Casaleggio-Grillo, anche se quest'ultimo sembra aver fatto ''un passo a fianco'', come ha dichiarato lui stesso al Corriere della sera qualche giorno fa. Il gaffeur in persona è Alessandro Di Battista, parlamentare, membro del direttorio, nonché figlio di quel Vittorio che vive a Civita Castellana e che chi ha avuto la fortuna di conoscere ricorda giustamente come un gentiluomo, serio e corretto. Il figlio invece, complice la passione per i social network, ieri l'ha sparata grossa.

Ha postato su Facebook quello che qui ci avventureremo a definire un collage, con varie immagini di politici in troubles, nei casini, come direbbero gli anglofoni. C'è il governatore della Campania Vincenzo De Luca (''Avviso di garanzia per falso in atto pubblico'', informa la didascalia dibattistiana in calce), ci sono i tre ex assessori al Comune di Roma, Caudo, Cattoi e Leonori, neanche citati in ordine alfabetico, sia mai (''Sotto indagine per nomine irregolari'', informa il gazzettino), c'è qualche altro amministratore locale finito nei pasticci, sempre secondo le fonti di Di Battista. E poi, di lato, in verticale forse per esaltarne l'altezza, c'è niente meno che il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini. Sì, lui. Sopra la sua canuta capoccia campeggia la scritta ''Comune di Viterbo'', con tanto di stemma leonino. Sotto, sempre a caratteri abbastanza cubitali, c'è scritto: ''Sindaco sfiduciato''. E sotto, nelle classiche righe piccole dei contratti capestro, è spiegato: ''dai consiglieri di maggioranza (Pd)''.

Bello, vero? Scenografico. Una vera e propria denuncia contro i fallimenti dei partiti tradizionali, contro la kaaaaastaaa. Peccato che, per quanto riguarda Viterbo, non sia vero. Perché fino a prova contraria Michelini non è stato sfiduciato, né tantomeno lo è stato dai consiglieri del Pd. Sette dei quali sì, nell'ultimo mese ne hanno dette e scritte di tutti i colori nei confronti del primo cittadino, ma non l'hanno mai sfiduciato. L'unica sfiducia che Michelini ha fin qui ricevuto è quella redatta proprio dal consigliere comunale del M5S a Viterbo, il triste, solitario y final Gianluca De Dominicis. Il quale, dopo aver cercato per mesi di farla firmare da altri 12 consiglieri, e dopo esserci faticosamente riuscito, se l'è vista sonoramente bocciare, lo scorso novembre in consiglio comunale, anche da quei consiglieri comunali del Pd che ora, secondo il suo deputato, avrebbero sfiduciato il sindaco.

Insomma, Di Battista, pure avendo un (rispettabilissimo e stimatissimo) papà che vive a Civita Castellana, a 45 chilometri dal capoluogo, pur essendo venuto qui, a Bagnaia, per una ''memorabile'' serata da cameriere in pizzeria, dimostra di essere poco e male informato delle cose che succedono nel capoluogo della Tuscia. Ci sarà una falla nella catena di comunicazione dell'esercito grillino? Forse la banda larga, in provincia, non prende bene?

La cosa è da approfondire, se è vero che i grilli viterbesi hanno già dimostrato la loro scarsa dimestichezza nei rapporti con i mass media, dato che inviano i loro – fondamentali ed essenziali per il futuro di tutta l'umanità – comunicati stampa prima ad una sola testata (evidentemente approvata dal Grande fratello) e solo dopo, molto dopo, a tutti gli altri giornali. Una visione del tutto particolare, e originale, del diritto di cronaca e di informazione. Col risultato che migliaia di lettori tossicodipendenti, in crisi d'astinenza, sono costretti ad attendere interminabili minuti prima di leggere anche loro il Verbo. Un verbo rigorosamente a cinque stelle. Per non parlare della stessa lista diffusa dal M5S coi nomi di quei consiglieri comunali ''colpevoli'' (sempre secondo l'infallibile Verbo) di non aver firmato la seconda versione – la bella copia, diciamo – della mozione di sfiducia, messa a disposizione per tutta la giornata di lunedì a beneficio di chi eventualmente ci avesse ripensato. Senza pensare che chi ci ripensa, di solito, è cornuto. Perciò non l'ha firmata ancora nessuno. L'ambo è sfumato, andiamo per il terno, siori e siore.




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