ANNO 16 n° 272
''La decisione del gip ci restituisce dignità''
Alessio Vettori commenta così la contestazione di diffamazione aggravata a Sgarbi

SUTRI - ''Un primo punto fermo in una vicenda che si trascriva dal 2018 e che ha portato momenti difficili, è stato messo. Siamo contenti. La decisione del giudice per noi è un po' una sorta di riscatto rispetto a un'accusa infamante, del tutto priva di fondamento, e a periodi in cui ci siamo anche demoralizzati''. Così il consigliere Alessio Vettori commenta la decisione del gip che ha ordinato alla procura di Viterbo di esercitare l’azione penale nei confronti di Vittorio Sgarbi con l’accusa di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo della stampa.

''E' una decisione che restituisce dignità al Movimento popolare di Sutri. Io - dice Vettori - sono stato denigrato ingiustramente per essere uscito dalla maggioranza a due mesi dal voto perchè non condividevo l'operato del sindaco''.

Nel 2018, attraverso il proprio ufficio stampa Sgarbi diffuse un comunicato in cui affermava, tra l'altro che: ''A dare la strada a Borsellino c’era anche il procuratore capo di Viterbo, Auriemma. Qualche settimana prima mi aveva sentito sulle vicende politiche di Sutri. E mi aveva chiesto delle infiltrazioni mafiose nella politica di Sutri, delle Famiglie. Mi ero riservato di rispondere. Oggi posso dire che, per metodi, l’intimidazione, l’ignoranza, il “Movimento popolare” è una espressione di mentalità familistica e mafiosa, che si era infiltrata in “Rinascimento”, per esprimere suoi interessati e servili rappresentanti in Consiglio comunale. Lunedì denuncerò al comando dei Carabinieri e alla procura questa falsa realtà politica a Sutri, espressione di Famiglie''.

Un'accusa che non è andata giù a Vettori e agli altri esponenti del Movimento popolare che, alla richiesta di archiviazione per Sgarbi della procura di Viterbo rispetto alla loro querela, hanno fatto opposizione attraverso i loro  avvocati, Franco Moretti e Luca Vettori.

Il gip ha accolto la tesi dei loro legali. ''Ci sono sentenze della Cassazione - spiega l'avvocato Luca Vettori - secondo cui nell'ambito della critica politica, definire il comportamento di qualcuno ''mafioso'', in assenza di qualsiasi elemento che ne suffraghi la veridicità, integra il reato di diffamazione''.  

Agli atti del procedimento - secondo quando rilevato dal giudice - non vi sono elementi che suffraghino la veridicità di quanto affermato dal sindaco di Sutri. Da qui la configurazione del reato di diffamazione.

La procura ora ha dieci giorni di tempo per emettere il decreto di citazione a giudizio.




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