ANNO 16 n° 272
La crisi morde il carrello della spesa: i consumatori a caccia di offerte
Antonio Bomarzi (Gruppo Coop):'L'inflazione č una mannaia per i consumi'. Mannino (Cisl):'Le famiglie hanno perso potere d'acquisto'

VITERBO - La crisi svuota sempre di più le tasche degli italiani e alleggerisce il carrello della spesa, inducendo i consumatori a modificare le proprie abitudini negli acquisti. Colpa dell'inflazione che ha fatto registrare un aumento dei prezzi dei beni alimentari da +10,1% del mese di agosto a +11,4% del mese di settembre. Numeri che si traducono in una stangata di 650 euro all'anno a famiglia, e che spingono le famiglie a rivedere il modo di fare acquisti, scegliendo in modo più oculato i prodotti da mettere nel carrello.

Antonio Bomarsi, presidente del Gruppo Coop Centro Italia, che gestisce anche la catena Superconti, ci parla di una situazione complessa, legata ad una inflazione come non si vedeva dagli anni Ottanta. 'Per molti consumatori - ha affermato Bomarsi - questo scenario di inflazione alta rappresenta una situazione del tutto sconosciuta, che spaventa. Il questo momento il consumatore è attirato prevalentemente dalle offerte e per difendere il potere d’acquisto dei clienti abbiamo messo in campo oltre alle “tradizionali” offerte quindicinali anche altre iniziative straordinarie che hanno trovato forte apprezzamento'.

 Stando a quanto sostiene il presidente Bomarsi, dunque, la semplice offerta del volantino, non basta più, tanto che i punti vendita stanno optando per delle offerte 'rafforzative' per fidelizzare il cliente, come scontistiche particolari sui prodotti da forno, frutta o verdura in giorni specifici della settimana'.

 Secondo un recente rapporto Coop, l'aumento generalizzato dei prezzi ha portato il consumatore a fare delle scelte maggiormente oculate, optando per il cibo basico e tralasciando il cibo gourmet, il ready to eat, e l'etnico. Addirittura la quota di italiani che segue uno stile alimentare biologico è diminuta del 38%. Nel complesso i prezzi dei generi alimentari venduti dall'industria alle catene della Gdo sono cresciuti del 15% rispetto allo scorso anno, e a schizzare in alto sono soprattutto i prezzi dei prodotti basilari come l'olio di semi (+40%), l'olio di oliva (+33,1%), la pasta (+30,9) e la farina (+25,4), tutti prodotti che non possono mancare nelle dispense delle famiglie italiane.

 'Sebbene il nostro gruppo stia cercando di contenere i costi facendosi carico della gran parte degli aumenti di listino richiesti dai fornitori - conclude Bomarzi - capiamo le difficoltà che stanno vivendo le famiglie in questo momento. Purtroppo i salari rimangono congelati e questo non agevola i consumi che rimangono, a valore, più o meno sugli stessi livelli dello scorso anno'.

 Nella complessità di una situazione che riflette l'insofferenza generalizzata di molte famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese interviene il segretario generale della Cisl Fortunato Mannino:'Il consumatore finale è colui che paga il prezzo più alto di questa situazione, i prezzi aumentano ma gli stipendi sono fermi ai rinnovi contrattuali che non riescono a coprire l'inflazione. Per questo è necessario proporre politiche di aiuto alle aziende per calmierare i costi delle materie prime e interventi di politiche economiche per sostenere il reddito dei lavoratori attraverso un significativo e strutturale taglio delle tasse'.




Facebook Twitter Rss