ANNO 16 n° 275
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La creazione di comunità energetiche per migliorare l’ambiente e l’economia
Una conferenza con gli esperti del settore ambientale, energetico e sociale per discutere su come un biodistretto possa impattare positivamente il territorio con notevoli vantaggi nell’immediato futuro

VITERBO – Si è svolta online un’importante conferenza riguardante il tema dell’energia rinnovabile e della transizione energetica per ridurre l’impatto ambientale e i consumi.

Il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre ha ospitato, virtualmente, il webinar incentrato sull’importanza economica e sociale delle comunità energetiche che consistono in piccole realtà dove l’energia viene prodotta attraverso l’utilizzo di tecnologie rinnovabili, principalmente pannelli solari. Lo scopo non è solo quello di avere una zona autosufficiente dal punto di vista energetico, ma anche rendere il cittadino stesso consumatore e produttore di energia.

“Il progetto che vede il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre - enuncia Danilo Piensanti, Sindaco di Gallese - come una comunità energetica prende il nome di ReDream e appartiene al programma di finanziamento europeo Horizon 2020. E’ un progetto pilota che non solo riguarda il nostro territorio, in quanto vede la collaborazione di più partner provenienti da diversi paesi europei. Inoltre nella città di Gallese verranno installati degli opportuni apparecchi che consentiranno di registrare il consumo energetico in modo tale da evitare ulteriormente gli sprechi.”

“Il sistema è innovativo e mette al centro il cittadino – sottolinea Daniele Leodori, vicepresidente Regione Lazio – con ReDream l’energia non viene vista come un prodotto, ma come un sistema di domanda e risposta che soddisfa le esigenze di un gruppo di persone e non di clienti. Grazie a questa tecnologia a Gallesse sarà possibile studiare i dati di consumo reale dei cittadini, perché per iniziare una produzione bisogna incominciare valutando la richiesta. Analizzando questi dati si potrà prevedere e ipotizzare il comportamento dei consumatori stessi: vedendo il consumo energetico in tempo reale è possibile ottimizzare il sistema con un forte risparmio ambientale ed economico. Questo è un progetto che si sta sperimentando e studiando non solo a Gallese, il primo comune nel Lazio che ha aderito, ma in tutta Europa.”

“La transizione energetica da fonti fossili a rinnovabili viene basata su un nuovo modello di organizzazione sociale ed è strutturato su un meccanismo di economia circolare – spiega Pietro Piergentili, vicesindaco di Corchiano – sono già in atto alcuni lavori come l’installazione di colonnina di ricarica delle auto elettriche e di impianti fotovoltaici sugli edifici, un progetto riguarda anche la riattivazione di una centrale elettrica in disuso ed essa da sola potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico comunale. Un altro progetto invece è più ambizioso e riguarda la riqualificazione di un’intera cava di tufo dismessa attraverso il recupero naturalistico dell’area con la costruzione di due laghetti artificiali. Su questi specchi d’acqua verrà impiantato un impianto fotovoltaico galleggiante con moduli solari bifacciali in modo tale da recuperare anche la luce proveniente dalla rifrazione dell’acqua. In tale maniera si provvederà non solo a produrre energia elettrica, ma anche avere una riserva di acqua dolce importante per la flora, fauna e allevamenti.”

“Il biodistretto è un luogo nato dieci anni fa da un gruppo di agricoltori biologici che volevano investire sulla qualità della produzione e della vita – afferma Famiano Cruccianelli, presidente del Biodistretto - in quanto un’agricoltura biologica non ha senso se il luogo stesso dove viene praticata non è sostenibile. Abbiamo salvato alcune cave naturali che rischiavano di diventare delle discariche e ora stiamo lavorando sul turismo sostenibile. Il tema del risparmio energetico è molto importante e deve andare di pari passo con l’energia rinnovabile, perché bisogna evitare qualsiasi forma di spreco. Un’altra sfida che stiamo affrontando ora riguarda il coinvolgimento delle persone: una delle crisi fondamentali che attraversa la nostra epoca è il crollo della partecipazione dei cittadini. Con la comunità energetica le persone diventano attive in quanto si ha una ridistribuzione della ricchezza: il cittadino stesso produce energia e distribuisce quella in eccesso.”

“L’approccio olistico del biodistretto indica un cambiamento reale del sistema – delucida Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto club - la rivoluzione energetica è un passaggio per l’ampliamento della democrazia. In Italia fino al 2013 c’è stato un grande sviluppo per le rinnovabili, ma il tutto si è bloccato. Anche ora il biodistretto presenta alcuni limiti burocratici e devono essere superati per permettere il miglioramento della qualità della vita sociale ed agricola.”

 

“Grazie agli impianti fotovoltaici è possibile recuperare ettari dismessi per abbandono agricolo - dichiara il Senatore Gianni Girotto, Presidente Commissione Industria del Senato della Repubblica - i proprietari di questi terreni potranno ricevere reddito sia dall’attività agricola che dall’impianto energetico. Inoltre l’impianto non toglie terreno alla coltivazione, perché se viene installato con le dovute accortezze, non si verifica l’ottenebramento del suolo.” “Oltre a ricavare reddito dal terreno dismesso, l’agrivoltaico permette di ottenere biometano con un’altissima efficienza - aggiunge GB Zorzoli, Presidente Onorario Coordinamento Fonti Rinnovabili Efficienza Energetica- Quando si trasforma il biogas si ottiene il 60% di biometano e il 40% di anidride carbonica. Installando il fotovoltaico, dove la produzione di idrogeno verde è possibile, si può ottenere metano sintetico verde utilizzando quell’anidrite carbonica. Questa è una risposta vincente sotto molteplici punti di vista e bisogna anche considerare che il biometano rappresenta il futuro nel settore dei trasporti. Questi non sono progetti utopici. In Germania sono già presenti 1750 comunità energetiche operative.”

 

“L’associazione Legambiente si sta impegnando duramente affinché le comunità energetiche prendano piede in Italia – dichiara Edoardo Zanchini, Vicepresidente Legambiente – sono un motore di innovazione che non solo permettono di ridurre i consumi energetici basati sul fossile, ma anche di creare un sistema di economia circolare che permette di ridurre i consumi idrici anche nel settore agricolo: il clima è in cambiamento e un giorno dovremmo affrontare il tema della scarsità dell’acqua. Oltre ad un valore ambientale importante, questi progetti hanno anche un impatto sociale considerevole: molte famiglie vivono in condizioni di povertà energetica e trasformare il cittadino da consumatore di energia a produttore consentirebbe di migliorare la qualità della vita di molte persone.” “Inserendo queste migliorie nei piccoli comuni – aggiunge Alessandra Bonfanti, responsabile Piccoli Comuni Legambiente – è possibile invertire la controtendenza dell’emorragia demografica che stanno vivendo.”

 

Il biodistretto e la comunità energetica non devono essere pensate come delle piccole realtà che coinvolgono solo i comuni lontani dalle grandi città. Queste realtà potrebbero fungere da modello per valutare la loro immissione su larga scala in modo tale da avere una miglioria non solo locale, ma anche globale. “Il lazio ha istituito la prima legge regionale sui biodistretti – asserisce Enrico Panunzi Vicepresidente Comm. Urbanistica, politiche abitative e rifiuti Consiglio Reg. Lazio – nella regione ci sono grossi problemi sulla tematica dei rifiuti, di cui il 60% vengono prodotti da Roma e nella capitale c’è un basso livello di raccolta differenziata. La provincia di Frosinone ha il triste primato della dispersione della rete idrica in Italia.”

“Una comunità energetica non si limiterebbe ad essere produttrice e distributrice di energia da fondi sostenibili, ma anche dati personali dei cittadini – illustra l’architetto Stefano Converso – le aziende sono già in possesso dei dati delle singole persone e vengono utilizzati nel pieno rispetto della legge della privacy. Con ReDream i dati del singolo individuo non vanno direttamente nelle varie aziende, ma vengono forniti alla comunità ed essa stessa potrà decidere come utilizzarli per il bene di tutti.”

“Stiamo affrontando la transizione energetica come mai prima, è la più grande sfida del futuro – attesta Alvaro Sànchez Mirales - Coordinatore ReDream – dall’alto valore calorifico si passa a basso valore, è una sfida importante perché i consumi energetici stanno aumentando e l’emergenza climatica è alle porte. Il progetto ReDream ha una componente sociale fondamenta le per includere i cittadini in una transizione energetica. Da un punto di vista ambientale è necessario condividere le risorse energetiche e puntare sull’installazione di impianti rinnovabili vicino ai luoghi di consumo, così facendo si ottiene un’efficienza energetica in termini di economia circolare. Se molti cittadini, resi partecipi per le motivazioni precedentemente spiegate, si attivano vengono create comunità sinergiche che, a loro volta, creano valore ottenendo dei veri net-work sociali di consumatori.

Non ci saranno degli investimenti futuri, perché verrà utilizzato e migliorato quello che è già presente sul territorio. L’ottimizzazione territoriale è un punto fondamentale del progetto e in questo modo si otterrebbe una flessibilità redditizia, sociale ed energetica.”

Considerando l’aspetto degli investimenti, è di notevole importanza sottolineare il lato pecuniario del progetto. A tal proposito Alessandra Cassisi di CiviESCo ha esposto come l’Unione Europea viene incontro a questi progetti in quanto considerati di notevole importanza ambientale e sociale. “Gli investimenti che hanno un forte impatto sulla miglioramento della vita, sono investimenti che hanno la priorità a livello istituzionale le stesse banche centrali gli conferiscono la priorità – dichiara Cassini - per presentare vengono valutati i criteri ESG (ambientali, sociali e aziendali). Questo significa che si pone l’attenzione sull’impatto ambientale e territoriale; con particolare cura al cambiamento climatico, alla sicurezza alimentare, al contenimento delle emissioni di anidride carbonica e alla riduzione dell’utilizzo delle risorse naturali. Quindi gli investimenti che hanno un forte impatto positivo sull’ambiente, sulla crescita della qualità della vita sociale e aziendale, sono riconosciuti come investimenti che hanno priorità a livello istituzionale. Inoltre ogni qualvolta si presenta un investimento bisogna indicare gli impatti ambientali e sociali per stimolare o meno l’investimento dei privati.”




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