

VITERBO - L'Imu agricola va abolita. Il grido è molto più di una richiesta e arriva da una partecipatissima assemblea convocata dalla Coldiretti viterbese, alla quale partecipano imprenditori del settore, parlamentari nazionali e regionali, sindaci del territorio. Tutti uniti, sia pure con accenti lievemente diversi, nel chiedere l'abolizione di un balzello iniquo e strutturato in modo così astruso da provocare disparità e ingiustizie sulle quali è davvero difficile non essere d'accordo.
L'appello alla cancellazione è unanime, anche se va detto che i primi cittadini esponenti del centrodestra sono decisamente più duri nel criticare l'operato del governo Renzi: è la politica, nessuno si scandalizza. Proprio gli interventi più focosi, anzi, raccolgono l'applauso e il consenso di una platea esasperata e per nulla disposta a tirar fuori quattrini per questo tipo di tassazione.
''E' una patrimoniale secca'' tuona il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini che da quel mondo proviene e che è stato per anni massimo responsabile della Coldiretti della Tuscia. Alessandra Terrosi e Alessandro Mazzoli, deputati del Pd chiamati direttamente in causa in quanto membri della maggioranza di governo, non si sottraggono al coro di accuse e di feroci critiche. ''E' un provvedimento sbagliato sin dalla sua formulazione - attacca Mazzoli - ma è inutile farsi illusioni: si potrà modificare solo con il contributo di tutti e nelle aule del Parlamento''.
E allora conviene subito partire dalle proposte di correttivo: va procrastinata la data dei pagamenti relativi al 2014, escludendo nel contempo sanzioni o sovrattasse per i ritardatari e vanno rivisti contestualmente i criteri che hanno stabilito quali comuni sono esenti e quali invece rientrano nella fascia di pagamento. Ma l'obiettivo principale resta l'abolizione non tanto per l'anno scorso, visto che è già legge, piuttosto per il 2015, il cui pagamento è fissato al momento per maggio. Una battaglia a suon di emendamenti a cui si associa anche il deputato del Movimento 5 Stelle, il vetrallese Massimiliano Bernini che propone uno spostamento delle somme in scadenza a marzo al 2016. Non sono posizioni così distanti: una sintesi e una convergenza sono possibili.
E anche la Regione Lazio è in prima fila nel sostenere modifiche sostanziali: ''Io e il presidente Zingaretti - spiega il consigliere regionale Daniele Sabatini (Nuovo centro destra) - siamo d'accordo nel sostenere profonde modifiche ad un provvedimento sbagliato del Governo che il Parlamento non ha saputo correggere. Il Lazio produce il pil agricolo più elevato in Italia ed è giusto che diventi trainante nel processo di cambiamento di questa legge''.
Per comprendere le aberrazioni prodotte dall'attuale normativa, vale la pena citare il caso del presidente di Coldiretti Mauro Pacifici, proprietario di terreni che insistono su 3 comuni: Attigliano, Viterbo e Bomarzo. Dovrà pagare solo per alcuni di essi, ma per quelli esenti siccome è proprietaria anche la sorella, che non risulta essere coltivatore diretto, dovrà ugualmente versare l'imposta. Un autentico rebus che solo in Italia siamo capaci di produrre. ''In fondo - sintetizza Mazzoli - si tratta solo di 350 milioni. Somma pesante se riferita ad un solo settore, ma decisamente trascurabile in relazione al bilancio dello Stato. Tanto più che nella finanziaria sono stati previsti sgravi consistenti per le imprese e allora che senso ha penalizzare le aziende agricole?''. Perfetta l'immagine di Michelini: ''E se la semina viene male? E se per un motivo qualunque non c'è produzione? Si dovrebbe pagare ugualmente solo perché si possiede un terreno. Questo è profondamente ingiusto. Che si tassi il reddito, ma non il mezzo di produzione, come appunto sono i terreni''. Standing ovation.
L'impressione finale è che ci sono scarsissime possibilità di intervenire sull'Imu del 2014, evitando comunque sanzioni e interessi sui pagamenti ritardati. Più percorribile la strada per l'anno corrente: ''Noi non pagheremo - dicono in coro gli imprenditori agricoli -. O ci ascoltano e prendono provvedimenti oppure andremo in piazza. Non ne possiamo più''.