

CANEPINA - Riceviamo e pubblichiamo da Don Gianni Carparelli:
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
(Dante Alighieri, Inferno XXVI).
Pensavo a questo mentre ritornavo a Canepina insieme ad alcuni giovani che con me avevano visitato e prestato anche un po' di volontariato in Ecuador. A Quito in una missione-servizio nel quartiere un po' abbandonato di Ciudadela Yaguachi, nel Centro Ceipar iniziato dalle suore ''Ancelle della Carità'' di Brescia e poi a Simiatug nella comunità Kichwa servita dai padri salesiani.
Si sente tanto parlare male della Chiesa (e a volte a ragione), ma spesso non si conosce il tanto bene che persone credenti nel Vangelo fanno in giro per il mondo e qualche volta in condizioni non facili. Persone normali, non raramente di bella cultura e formazione, che hanno preso il Vangelo sul serio. Che la Chiesa, quella vera, la troviamo tra gli ultimi, gli abbandonati, i sofferenti in ogni forma, i cosiddetti ''peccatori'', questo non lo ha inventato Papa Francesco. E’ nel Vangelo e nella storia spirituale della Chiesa. Papa Francesco lo ricorda e giustamente perché ce lo eravamo dimenticati investendo energie sulle apparenze e annacquando nelle abitudini devote la ricchezza dello spirito.
La nostra ''semenza' è un’altra e siamo invitati a seguire altre strade, quelle della ''virtute'' evangelica e della ''conoscenza'' del vero bene. Questo cammino non finisce mai e ognuno di noi può costruire un pezzo di strada che serva a tutti. Offrendo la possibilità alle persone, io sto cercando di farlo a Canepina, di uscire dal guscio protettivo del campanile: siamo stati a Seoul, Kolkata, Quito e spero di portarli a Manaus-Belem nelle comunità indigene Tupì-Guaranì, al Cottolengo di Torino, è il turismo dell’anima. Per conoscere i cammini umani quando sono veramente faticosi. Questo aiuta a vedere, a capire, a crescere come persone umane innamorate dell’umanità dove può sembrare più faticoso scoprire e leggere il timbro del mistero.
Ai non pochi giovani e meno giovani che vivono annaspando in acque inquinate e anche a coloro che pensano di credere in un Dio annacquato tra le nuvole, vorrei ricordare che Dio e il suo regno vivono in mezzo a noi, tra la nostra gente anche quella che non ci piace. Saranno le nostre mani e la nostra vita a costruire un mondo migliore. Non le nostre frasi devote. Facciamo uscire il Vangelo dalla tomba. Fa di noi uno strumento della tua pace.